| PRIMA DOMENICA DI AVVENTO "C" |
1 TESSALONICESI 3, 12-4, 2
MEDITAZIONE
In questo passo Paolo rivela il suo amore per la comunità dei cristiani
che egli stesso ha fondato a Tessalonica. Nel v. 10 dice di avere pregato
giorno e notte per poter rivederli di persona. Nella prima parte di
questo passo prega Cristo perché il loro amore abbondi e nella seconda
parte li esorta a continuare a vivere in conformità alla volontà di
Dio (v. 4, 1, 3).
Paolo evidenzia l'obiettivo del cristiano: quello di vivere una vita
santa. La sua preoccupazione era che i cristiani per cui era responsabile
fossero saldi e irreprensibili perché sapeva che "questa è la volontà
di Dio, la vostra santificazione" (1 Tess. 4, 3). La conformità all'immagine
di Cristo è la meta di ogni cristiano: "Poiché quelli che egli ha sempre
conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine
del Figlio suo" (Rom. 8, 29). "Saremo simili a Lui" (1 Giov. 3, 2).
Il Signore ci chiama alla santità perché egli stesso è santo: "Siate
santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo" (Lev. 19, 2).
È importante conoscere qual è il nostro destino per sapere come vivere
e per fare convergere tutto ciò che facciamo e pensiamo verso la meta.
Se non hai ancora fatto l'esperienza di un incontro personale con
Cristo non hai interesse per le cose spirituali e l'ultima cosa che
vorresti diventare è santo: "l'uomo naturale ... non comprende le cose
dello spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intedenderle,
perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito" (1 Cor. 2,
14). Basta chiedere a una persona che non va in chiesa se tra le sue
ambizioni c'è quella di diventare santo, o anche a molti altri che vanno
a messa. Considererebbero la domanda pura follia. I veri figli di Dio,
invece, si lasciano guidare dallo Spirito: "Tutti quelli che sono guidati
dallo spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rom. 8, 14) e lo Spirito
è Santo (lo Spirito Santo).
È proprio il gusto per le cose di Dio che distingue il cristiano
dal non credente. Queste due categorie di persone sono entrambe in cammino
verso la manifestazione finale e gloriosa di Cristo, ma una percorre
la via spaziosa e l'altra quella stretta (Mat. 7, 14). Solo il credente
che non s'illude, quello che cammina "saldo e irreprensibile" si sta
preparando per la venuta di Cristo non solo a Natale, ma anche per il
"momento della venuta del Signore nostro Gesù Cristo con tutti i suoi
santi" (1 Tess. 3, 13), alla fine dei tempi.
Se ancora non hai una conoscenza personale di Cristo come Salvatore
e Signore personale e non hai gusto per le cose di Dio, e in particolare,
per la santità, usa questo periodo di preparazione al Natale per disporti
ad accoglierlo, non solo come bambino indifeso, ma come Signore dei
signori. Non riceverlo soltanto nel presepio, ma soprattutto come colui
che è seduto alla destra del Padre che detiene ogni potere, compreso
quello di renderti santo al suo cospetto. Una volta che hai preso la
decisione di pentirti per aver percorso le tue vie, anziché quelle del
Signore e dopo aver chiesto a Gesù di assumere il controllo della tua
vita (di essere il tuo Signore), puoi pregare con sincerità il salmo
responsoriale: "fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi
sentieri" (salmo 24, 4).
Quando dimostri di voler veramente camminare nelle sue vie egli te
li indicherà, ti indicherà la via stretta che porta alla vita perché
egli è il Dio della tua salvezza (salmo 24, 5). La via stretta è quella
della santificazione: "ci sarà una strada appianata e la chiameranno
Via santa; nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno
... vi cammineranno i redenti ... e verranno in Sion con giubilo; felicità
perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno
tristezza e pianto" (Isaia 35, 8-10). Prima che questo possa avvenire
devi ammettere di aver bisogno di salvezza, di essere salvato dalle
vie sbagliate che hai percorso finora affermando la tua indipendenza
da Dio e dalle sue vie.
Occorre rinunciare ad essere "Padrone di te stesso", e a convinzioni
come: "la vita è mia e la vivo come voglio io". Questa è la logica del
mondo, non di Cristo. Le vie della santificazione saranno indicate solo
se riconosci di essere peccatore: "la via giusta addita ai peccatori",
se siamo umili: "il Signore ... guida gli umili secondo giustizia" (salmo
24, 8, 9) e se accettiamo di appartenere al 100% a Cristo che ti ha
comprato a caro prezzo 1 Cor. 7, 23). Egli deve essere il tuo Signore.
Se non accetti la signoria di Cristo non lo puoi accogliere.
In questo passo Paolo indica come puoi rendere il tuo cuore saldo
e irreprensibile: crescere e abbondare nell'amore. Paolo non dice solo
di crescere nell'amore verso tutti, ma di crescere e abbondare nell'amore
vicendevole e verso tutti" (v. 12). Nelle Scritture l'amore di cui si
parla è frutto dello Spirito Santo, è l'amore di Dio stesso e non frutto
di un sentimento o di una tendenza naturale; anzi è molto spesso incompatibile
con essi.
Il cristiano ama con l'amore stesso di Dio: "noi amiamo perché egli
ci ha amati per primo"(1 Giov. 4, 19) e "l'amore di Dio è stato riversato
nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato"
(Rom. 5, 5). È con questo amore che occorre amare. Esamina il tuo amore
per vedere se ha più dell'umano che non del divino. Il tuo amore è diverso
da quello dei non credenti? Supera barriere di classe sociale, di razza?
Supera i torti ricevuti? Supera i tuoi umori? Supera i tuoi sentimenti
naturali? Pensa ai tuoi amici, sono i tuoi pari socialmente, superiori
a te socialmente o meno fortunati di te? Quando inviti qualcuno a cena,
scegli persone influenti e ti dici "mi può tornare utile" o è l'amore
di Dio in te che determina la tua scelta? Leggi Rom. 5, 8 e Luca 14,
12-14. Quando esci dalla chiesa la domenica ti avvicini solo a chi conosci,
a chi è ben vestito a chi è della tua classe sociale, fai distinzione
di persone? Allora leggi Giacomo 2:2-9.
L'amore tra cristiani ha un valore missionario estremamente importante
e diventa mezzo e motivo per altri di credere, di accogliere e di seguire
Cristo. Ma se non fai splendere la luce dell'amore di Dio nei rapporti
con quelli della tua comunità, senza distinzione sarai un ostacolo agli
altri alla venuta di cristo. È importante la testimonianza vitale della
tua fede, del tuo amore, dell'unità all'interno della comunità. Una
delle ultime preghiere di Cristo al Padre fu: "Non prego solo per questi,
ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché
tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai
mandato" (Giov. 17, 20, 21).
Questo amore divino che prende o prenderà possesso di te deve legarti
a tutti i membri della tua comunità, non solo perché tu possa essere
credibile, ma anche perché Cristo possa essere credibile. La tua responsabilità
è notevole. L'amore divino riversato su di te deve abbondare perché
possa abbondare la santità, il carattere di Dio nella tua comunità e
questo attirerà i lontani. Se i lontani non vedono il carattere di Dio
nella tua comunità essa non è credibile e nemmeno Cristo. Sei portatore
dell'amore di Dio frutto dello Spirito o di sentimenti umani? Sei portatore
del carattere di Cristo o del tuo carettere umano, non tanto diverso
da quello dei non credenti?
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