LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
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MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER LA QUARESIMA CICLO "C"

 

FAMMI   CONOSCERE,   SIGNORE,   LE   TUE   VIE,   INSEGNAMI   I   TUOI   SENTIERI"   (SALMO   24, 4)


PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA "C"

 

DEUTERONOMIO 26, 4-10

MEDITAZIONE


Questo passo ricorda la chiamata dell'"arameo errante" (che alcuni considerano Abramo e altri Giacobbe-Israele), la salvezza dalla schiavitù d'Egitto, il cammino attraverso il deserto e l'eventuale entrata nella terra promessa. L'offerta, portata nel rito annuale delle primizie, ricordava questo triplice dono di Dio: la chiamata, la liberazione e il dono della terra promessa. L'offerta dei primi frutti aveva come scopo di mantenere vivo il senso di riconoscenza e di gratitudine per quanto Dio aveva operato nella vita del popolo. Il riferimento alla "terra" è quello dominante, e vi si allude in ognuno dei primi tre versetti che iniziano questo capitolo. Si tratta di una terra fertile ma nella quale il popolo non è ancora entrato (v. l).
Non si parla di Dio in modo astratto, ma del suo agire a favore del suo popolo e in risposta ad un grido innalzato da cuori affranti. Questo passo ricorda le parole del salmista: "il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti" (Salmo 33, 19). Solo quando l'oppressione stimolò il senso dell'impotenza totale, e il grido del popolo, Dio intervenne. Così anche nella vita. Quando tu ti rendi conto del bisogno di salvezza, quando ti rendi conto che questa non può avvenire con le tue forze, quando sei totalmente impotente e riconosci la tua impotenza e scegli di dipendere da Dio, allora egli interviene a tuo favore come fece allora.

In una situazione simile, la preghiera diventa un atto di fede, perché rivela che la persona crede all'esistenza di Dio, alla sua sovranità, alla sua onnipotenza, al suo desiderio di avvicinarsi all'uomo per stabilire un rapporto di amore con lui; crede che Dio vuole il suo bene, la sua salvezza. Queste aspettative non saranno mai deluse: "non c'è delusione per coloro che in te confidano" (Daniele 3, 40).

Le situazioni di oppressione non sono volute dal Signore ma, a volte, sono create da noi perché, mentre diciamo con le parole o con i pensieri: "fai tu", in realtà facciamo noi senza riferimento a Dio; facciamo di testa nostra. A volte non vogliamo ubbidire all'esortazione della Parola di Dio: "non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti" (Fillippesi 4, 6). Perciò alcuni arrivano alla situazione di disperazione, come il popolo d'Israele in questo passo, e non conoscono la potenza di Dio nella loro vita.

È il tuo caso? Fino a che punto sei disposto a sopportare la sofferenza solo con le tue forze? Quando comincerai a dipendere completamente da Dio "gettando in lui ogni vostra preoccupazione" (1 Pietro 5, 7)? È forse perché ancora manca la fede che "egli ha cura di voi" (1 Pietro 5, 7)? Era solo quando la sofferenza del popolo d'Israele si trasformò in un grido di dipendenza e di fede nell'onnipotenza di Dio che egli stese sua mano potente. Non tardare, dunque, a conoscere la potenza di Dio nella tua vita, anche tu riconoscerai che la "mano potente e braccio teso" di Dio sono entrati nella tua vita. Una volta riconosciuta la sua potenza, la gratitudine e la fede saranno stimolate e l'esperienza ti insegnerà come lasciarti guidare senza mai più arrivare a questi punti.

L'"io" è duro a morire, ma questo è l'ostacolo maggiore alla potenza di Dio nella vita del cristiano. Spesso si pone fede nell"'io", in sé stessi, anziché in Dio. Se questo è il tuo caso, allora questa è la direzione della tua conversione durante questo periodo.

Dio ti ha liberato, ti ha guidato verso la terra promessa, che non è un pezzo di territorio, ma il regno di Dio. Già sei stato trasferito in questo regno: "è lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto" (Colossesi 1, 13). Ora egli vuole che tu, come gli Israeliti, gli offra il cesto colmo delle primizie di questo regno: "giustizia, pace, gioia nello Spirito" (Romani 14, 17); le primizie o frutto dello Spirito sono: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Galati 5, 22).

Questo può avvenire solo quando il dominio dell'"io" cede il posto al dominio di Dio, l'unico Signore legittimo. Questa quaresima il cesto che deporrai sull'altare del Signore sarà vuoto, riempito solo a metà o pieno delle primizie di questo regno? Ce ne sarà a sufficienza per te stesso e anche per coloro che ti stanno attorno, come il contenuto del cesto del ragazzo, che per opera di Cristo, ha sfamato la moltitudine e ne è avanzato abbastanza per riempire altri dodici cesti (Matteo 12, 20)?

Gli Israeliti antichi, per poter raccogliere i frutti della terra promessa, dovevano dimenticare quelli d'Egitto: "ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell'aglio" (Numeri 11, 5). Finché sentivano nostalgia di questi non potevano avanzare diritto verso la terra promessa, perché avevano il cuore diviso, il che significa mancanza di fede nelle promesse di Dio.

Se tu hai il cuore diviso, se il tuo cuore non è pienamente fissato sulla realizzazione delle promesse di Dio per te, difficilmente le potrai sperimentare nella tua vita. Se non abbandoni definitivamente i frutti dello spirito del mondo come gli Israeliti lo spirito dell'Egitto, pur essendo del popolo di Dio, passerai anche tu 40 anni errando nel deserto per imparare la lezione. Senza uscire dall'Egitto, che rappresenta lo spirito di questo mondo, non raccoglierai le primizie del regno: "non amate né il mondo, né le cose di questo mondo! Se uno ama il mondo l'amore del Padre non è in lui" (1 Giovanni 2, 15).

Ci voleva relativamente poco tempo per liberare gli Israeliti dall'Egitto, ma ci volevano 40 anni per fare uscire l'Egitto dalla loro mente, dal loro cuore, dai loro desideri. Chiunque dà un'occhiata alla carta geografica può facilmente capire che non ci vogliono 40 anni per attraversare questo deserto. Ma il popolo non poteva entrare nella terra promessa senza passare attraverso delle prove che avevano come scopo quello di insegnare loro di dipendere completamente da Dio, di riconoscere la sua sovranità nella loro vita, la sua guida, la sua fedeltà alle promesse fatte, a imparare che "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno" (Romani 8, 28), e ad imparare l'obbedienza.

Hanno subito la fame nel deserto per fare capire che "l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore" (Deuteronomio 8, 3); per capire che esiste una dimensione nella vita dell'uomo che non può essere soddisfatta da oggetti materiali, che non può essere soddisfatto dallo spirito del mondo. "Non vi contaminate con gl'idoli d'Egitto: sono io il vostro Dio" (Ezechiele 40, 7). L'alleanza nuova, come anche quella vecchia, esige di amare Dio con tutto il cuore. Esige un ritorno al Signore e perciò una reale conversione, non tanto atti esterni di penitenza che possono essere anche comodi perché ci permettono di evitare di smascherare la signoria dell' "io" per sostituirla con quella di Dio.


DEUTERONOMIO 26, 4-10 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04