| QUARTA DOMENICA DI AVVENTO "C" |
EBREI 5, 1-10
MEDITAZIONE
Questo passo evidenzia il motivo per cui Cristo venne al mondo. Egli
era totalmente dedito alla volontà del Padre. La volontà
del Padre era la salvezza dell'uomo. I sacrifici per i peccati, secondo
la legge, non erano sufficienti. L'unico sacrificio gradito era l'obbedienza
perfetta alla volontà di Dio di cui l'uomo non era capace.
Solo Cristo, vero Dio e vero uomo, poteva soddisfare pienamente la
volontà di Dio. Questo egli fece, rinunciando alla gloria che
godeva presso il Padre per diventare uomo. L'obbedienza perfetta non
conobbe limiti ma culminò nel sacrificio supremo della vita.
Questo si sostituì a tutti gli altri sacrifici di animali che
prefiguravano il sacrificio di Cristo. Il passo conclude evidenziando
il beneficio di questo sacrificio per noi: siamo stati santificati,
riconciliati con Dio.
Concentriamo la nostra attenzione sull'importanza della volontà
di Dio nella nostra vita. Compiere la sua volontà era il motivo
per cui Cristo si fece uomo: "Ecco, io vengo a fare la tua volontà"
(v. 7, 9).
Nella sua volontà Dio rivela la sua perfezione divina, nonché
la sua saggezza. Così è anche per noi. Esiste un legame
stretto tra ciò che siamo (il nostro carattere) e ciò
che vogliamo.
Fare la volontà di Dio è condizione indispensabile
per la salvezza finale (leggere Matt. 7, 21). La beatitudine finale
consiste nel pieno compimento della volontà amorosa di Dio,
da parte dei beati. La gloria di Dio e la nostra felicità anche
in questa vita dipendono da esse.
Quando costretti a lasciare questo mondo anche quelli che non hanno
avuto il benché minimo interesse di godere della presenza del
Padre, di conoscere e di ascoltare la sua Parola e compiere la sua
volontà vorrebbero entrare nella beatitudine celeste. Ma non
conoscono l'essenza del regno, non sanno in che cosa consista la gioia
eterna. Il Padre e la sua volontà non sono né il desiderio,
né la gioia del loro cuore. Non ci starebbero bene.
Alcuni cristiani, in mezzo a tante attività compiute anche
in nome di Dio, dimenticano che l'essenza della vita religiosa e conoscere,
amare, compiere la volontà del Padre. Gesù è
il Salvatore, colui che salva dal potere del peccato, appunto per
rendere possibile a noi il compiere la volontà del Padre che
e la nostra salvezza: "Dio ... vuole che tutti gli uomini siano
salvati" (1 Tim.2:4). Fare la volontà del Padre è
l'unica via che porta alla salvezza finale: questa e la via stretta.
Cristo venne per liberarci dal potere della nostra volontà,
per donarci una natura nuova e anche lo Spirito Santo, per renderci
capaci di conoscere amare e compiere la sua volontà. La conversione
sta proprio nel rinunciare alla nostra volontà per fare la
sua. Preghiamo sempre: "Sia fatta la tua volontà",
ma pensiamo a cose esterne, a cose grandiose, come ad esempio, la
pace mondiale. Cose ovviamente molto importanti, ma potrebbe essere
troppo comodo pensare a queste cose perché così evitiamo
di confrontarci con ciò che diciamo. Cause buone possono distoglierci
dal principio fondamentale: il nostro "io" deve essere il
primo campo in cui Dio attua la sua volontà. È nella
nostra vita che Dio vuole esaudire questa preghiera. Se ci rendiamo
conto di questo una di due cose succederà: o reciteremo meno
il Padre Nostro perché ci rendiamo conto di essere ipocriti
nel recitarlo, oppure la nostra vita conoscerà una vera e propria
conversione rinunciando alla nostra volontà per compiere la
sua, come chiediamo nella preghiera.
Fare la volontà del Padre è l'unico modo per mantenere
la comunione con Cristo: "se osserverete i miei comandamenti,
rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre
mio e rimango nel suo amore" (Giov. 15:10). Fare la volontà
del Padre è l'essenze dell'unione tra Gesù e il Padre,
ed e proprio questa unione con Cristo che ci dà la possibilità
e il potere di compiere quella stessa volontà. L'unico modo
per potere conoscere e compiere la volontà di Dio è
quello di rimanere in comunione con lui, e la continuazione di questa
unione dipende dal fare la sua volontà. Nella vita cristiana
tutte le cose che compiamo al di fuori di questo rapporto vivo, sono
opere morte, perché non permeate dalla vita divina. Anche se
riescono, non comunicano la vita ad altri. Esiste una fede morta,
quando non sostenuta dalle opere: "Così anche la fede:
se non ha le opere, è morta in se stessa" (Giac. 2:17).
Ma è altrettanto vero che esistono opere morte (Ebrei 6, 1,
9, 14) perché senza fede e senza la vita di Dio o provenienti
da fonte diversa da quella di Dio. Queste sono opere umane che non
possono trasmettere quella forza vitale che proviene dallo spirito
di Dio che le vivifica. È chiaro che tutto questo ci manda
in crisi. Ringraziamo Dio perché senza crisi non c'è
maturazione senza crisi continuiamo a vivere meccanicamente la nostra
vita religiosa senza riferimento al Padre, al Figlio e allo Spirito
Santo. Con Gesù, in Gesù per mezzo dello Spirito Santo
è l'unico modo per compiere la volontà del Padre perché
"non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me"
(Gal. 2, 20).
La legge di Dio e la volontà del Padre sono due cose distinte
anche se connesse. Implicano due rapporti diversi. Quanti di noi hanno
solo un rapporto impersonale con la legge, anziché un rapporto
personale con il Padre che comunica personalmente la sua volontà
per mezzo dello Spirito Santo che ci guida! Quanti hanno rinunciato
alla vita cristiana perché hanno visto nel cristianesimo essenzialmente
un rapporto con leggi, precetti, divieti! I giovani si ribellano giustamente.
Essendo stati scoraggiati e non volendo sembrare ipocriti, hanno abbandonato
tutto. Se soltanto qualcuno avesse insegnato loro ad aggrapparsi a
Cristo come Maria Maddalena che si stringeva a lui, cercando di trattenerlo
dall'ascendere al Padre (Giov. 20, 17)! Solo nel contesto di un rapporto
personale e vivo il cristianesimo ha senso. Solo in questo contesto
possiamo adempiere i precetti di Dio con gioia: ''i tuoi comandi sono
la mia gioia" (Salmo 118, 143) disse il salmista. Questo era
vero per il salmista perché egli conobbe la gioia che deriva
dalla presenza di Dio: "gioia piena nella tua Presenza'' (salmo
16:11). Così anche per noi.
Forse Gesù volge anche a noi queste parole: "ho da mangiare
un cibo che voi non conoscete " (Giov. 4, 32).
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