Chiesa Beata Vergine di Caravaggio Cremona

LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER L'AVVENTO CICLO "C"

 


MIO   CIBO   È   FARE   LA   VOLONTÀ   DI   COLUI   CHE   MI   HA   MANDATO   E   COMPIERE   LA   SUA   OPERA   (GIOV.   4:34)

 


QUARTA DOMENICA DI AVVENTO "C"

 


EBREI 5, 1-10

 

MEDITAZIONE


Questo passo evidenzia il motivo per cui Cristo venne al mondo. Egli era totalmente dedito alla volontà del Padre. La volontà del Padre era la salvezza dell'uomo. I sacrifici per i peccati, secondo la legge, non erano sufficienti. L'unico sacrificio gradito era l'obbedienza perfetta alla volontà di Dio di cui l'uomo non era capace. Solo Cristo, vero Dio e vero uomo, poteva soddisfare pienamente la volontà di Dio. Questo egli fece, rinunciando alla gloria che godeva presso il Padre per diventare uomo. L'obbedienza perfetta non conobbe limiti ma culminò nel sacrificio supremo della vita. Questo si sostituì a tutti gli altri sacrifici di animali che prefiguravano il sacrificio di Cristo. Il passo conclude evidenziando il beneficio di questo sacrificio per noi: siamo stati santificati, riconciliati con Dio.

Concentriamo la nostra attenzione sull'importanza della volontà di Dio nella nostra vita. Compiere la sua volontà era il motivo per cui Cristo si fece uomo: "Ecco, io vengo a fare la tua volontà" (v. 7, 9).

Nella sua volontà Dio rivela la sua perfezione divina, nonché la sua saggezza. Così è anche per noi. Esiste un legame stretto tra ciò che siamo (il nostro carattere) e ciò che vogliamo.

Fare la volontà di Dio è condizione indispensabile per la salvezza finale (leggere Matt. 7, 21). La beatitudine finale consiste nel pieno compimento della volontà amorosa di Dio, da parte dei beati. La gloria di Dio e la nostra felicità anche in questa vita dipendono da esse.

Quando costretti a lasciare questo mondo anche quelli che non hanno avuto il benché minimo interesse di godere della presenza del Padre, di conoscere e di ascoltare la sua Parola e compiere la sua volontà vorrebbero entrare nella beatitudine celeste. Ma non conoscono l'essenza del regno, non sanno in che cosa consista la gioia eterna. Il Padre e la sua volontà non sono né il desiderio, né la gioia del loro cuore. Non ci starebbero bene.

Alcuni cristiani, in mezzo a tante attività compiute anche in nome di Dio, dimenticano che l'essenza della vita religiosa e conoscere, amare, compiere la volontà del Padre. Gesù è il Salvatore, colui che salva dal potere del peccato, appunto per rendere possibile a noi il compiere la volontà del Padre che e la nostra salvezza: "Dio ... vuole che tutti gli uomini siano salvati" (1 Tim.2:4). Fare la volontà del Padre è l'unica via che porta alla salvezza finale: questa e la via stretta.

Cristo venne per liberarci dal potere della nostra volontà, per donarci una natura nuova e anche lo Spirito Santo, per renderci capaci di conoscere amare e compiere la sua volontà. La conversione sta proprio nel rinunciare alla nostra volontà per fare la sua. Preghiamo sempre: "Sia fatta la tua volontà", ma pensiamo a cose esterne, a cose grandiose, come ad esempio, la pace mondiale. Cose ovviamente molto importanti, ma potrebbe essere troppo comodo pensare a queste cose perché così evitiamo di confrontarci con ciò che diciamo. Cause buone possono distoglierci dal principio fondamentale: il nostro "io" deve essere il primo campo in cui Dio attua la sua volontà. È nella nostra vita che Dio vuole esaudire questa preghiera. Se ci rendiamo conto di questo una di due cose succederà: o reciteremo meno il Padre Nostro perché ci rendiamo conto di essere ipocriti nel recitarlo, oppure la nostra vita conoscerà una vera e propria conversione rinunciando alla nostra volontà per compiere la sua, come chiediamo nella preghiera.

Fare la volontà del Padre è l'unico modo per mantenere la comunione con Cristo: "se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore" (Giov. 15:10). Fare la volontà del Padre è l'essenze dell'unione tra Gesù e il Padre, ed e proprio questa unione con Cristo che ci dà la possibilità e il potere di compiere quella stessa volontà. L'unico modo per potere conoscere e compiere la volontà di Dio è quello di rimanere in comunione con lui, e la continuazione di questa unione dipende dal fare la sua volontà. Nella vita cristiana tutte le cose che compiamo al di fuori di questo rapporto vivo, sono opere morte, perché non permeate dalla vita divina. Anche se riescono, non comunicano la vita ad altri. Esiste una fede morta, quando non sostenuta dalle opere: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa" (Giac. 2:17). Ma è altrettanto vero che esistono opere morte (Ebrei 6, 1, 9, 14) perché senza fede e senza la vita di Dio o provenienti da fonte diversa da quella di Dio. Queste sono opere umane che non possono trasmettere quella forza vitale che proviene dallo spirito di Dio che le vivifica. È chiaro che tutto questo ci manda in crisi. Ringraziamo Dio perché senza crisi non c'è maturazione senza crisi continuiamo a vivere meccanicamente la nostra vita religiosa senza riferimento al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Con Gesù, in Gesù per mezzo dello Spirito Santo è l'unico modo per compiere la volontà del Padre perché "non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me" (Gal. 2, 20).

La legge di Dio e la volontà del Padre sono due cose distinte anche se connesse. Implicano due rapporti diversi. Quanti di noi hanno solo un rapporto impersonale con la legge, anziché un rapporto personale con il Padre che comunica personalmente la sua volontà per mezzo dello Spirito Santo che ci guida! Quanti hanno rinunciato alla vita cristiana perché hanno visto nel cristianesimo essenzialmente un rapporto con leggi, precetti, divieti! I giovani si ribellano giustamente. Essendo stati scoraggiati e non volendo sembrare ipocriti, hanno abbandonato tutto. Se soltanto qualcuno avesse insegnato loro ad aggrapparsi a Cristo come Maria Maddalena che si stringeva a lui, cercando di trattenerlo dall'ascendere al Padre (Giov. 20, 17)! Solo nel contesto di un rapporto personale e vivo il cristianesimo ha senso. Solo in questo contesto possiamo adempiere i precetti di Dio con gioia: ''i tuoi comandi sono la mia gioia" (Salmo 118, 143) disse il salmista. Questo era vero per il salmista perché egli conobbe la gioia che deriva dalla presenza di Dio: "gioia piena nella tua Presenza'' (salmo 16:11). Così anche per noi.

Forse Gesù volge anche a noi queste parole: "ho da mangiare un cibo che voi non conoscete " (Giov. 4, 32).



EBREI 5, 1-10 TESTO E DOMANDE

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latest update: 30/5/04