| TERZA DOMENICA DI QUARESIMA "C" |
ESODO 3, 1-8; 13-15
MEDITAZIONE
Il popolo d'Israele si trovava ora in Egitto, come Dio aveva predetto
(Genesi 15, 13). Inoltre era diventato più forte e più
numeroso degli Egiziani (Esodo 1, 9). Era oppresso dagli Egiziani
come fu predetto in Genesi 15, 13. Ma i 400 anni di oppressione
stavano per terminare.
Mosè aveva tentato di abbracciare la causa
del popolo d'Israele, ma a modo suo (Esodo 2, 11-15). Questo tentativo
non fu secondo il progetto di Dio e non ebbe successo. Il momento
era sbagliato, lo era anche il metodo e per di più gli Israeliti
non desideravano nemmeno lasciare l'Egitto. La vita di Mosè
fu in pericolo ed egli dovette fuggire a Madian per salvarsi.
Secondo i criteri umani Mosè era l'uomo giusto.
Come figlio adottivo della figlia del faraone aveva ricevuto un'istruzione
e un'educazione invidiabili. Era "istruito in tutta la sapienza
degli Egiziani" (Atti 7, 22). Aveva 40 anni ed era "potente
nelle parole e nelle opere" (Atti 7, 22). Però le vie
del Signore sono diverse da quelle dell'uomo. La sapienza umana
non vale nulla sul piano divino se questa non è sottomessa
alla sapienza di Dio. La sapienza degli Egiziani non era altro che
la sapienza del mondo considerata da Dio "stoltezza" (1
Corinti 1, 20).
Come Mosè dovette lasciare l'Egitto, così
anche ogni uomo che vuole entrare a servizio di Dio deve girare
le spalle al mondo e sottomettere tutto ciò che è
e tutto ciò che possiede alla guida dello Spirito di Dio.
Il cuore e lo spirito devono essere separati dal mondo, dalla sua
logica, dai suoi valori. Ci fu un cambiamento radicale nella vita
di Mosè: dal palazzo del faraone al gregge del suocero, Ietro;
dall'Egitto al "monte di Dio, Oreb". Dall'uomo curato
ed istruito in Egitto, dovette passare alla condizione di pastore,
considerata spregevole dagli Egiziani (Genesi 46, 34). Il grande
strumento di Dio occupò un posto umile e sprezzato dal mondo.
Mosè si trovò "oltre al deserto",
lontano dalla confusione dell'Egitto e del mondo, lontano dai condizionamenti
che stimolavano l'invidia, la ricerca di potere, di gloria, lontano
dalle distrazioni. Si trovava sull'Oreb, dove Dio si manifestò.
Lì tutte le voci tacquero tranne quella di Dio.
Raggiungere il tuo Oreb per ascoltare la chiamata
di Dio richiede la separazione del cuore e dello spirito dal mondo.
Senza ascolto non conoscerai la presenza di Dio e la sua chiamata.
Senza l'ascolto non sarai guidato, senza ascolto non conoscerai
pienamente la volontà di Dio per te, il suo progetto. Sappi
apprezzare e ricercare il silenzio interiore, sappi salire sul monte
di Dio e conoscerai la chiamata di Dio, mentre svolgi le tue attività
quotidiane, proprio come Mosè quando pascolava il gregge.
Il roveto, con le sue spine, rappresenta il popolo
d'Israele oppresso. Dio stesso, simboleggiato dalla fiamma, scese
in mezzo al roveto per inidicare che egli, personalmente, era in
mezzzo al popolo che soffre. Egli vede e sente, e, perciò
"conosce" le sofferenze del pooolo (v. 7). A volte chiedi
dove è Dio quando sei nella prova? La risposta è chiara,
ma devi salire sull'Oreb per sentirla: "Ho osservato la tua
miseria, ho udito il tuo grido, conosco infatti le tue sofferenze".
Dio è in mezzo alla tua sofferenza perché in mezzo
al suo popolo. Dio è sceso definitivamente in mezzo al popolo
in Gesù Cristo: "è in Cristo che abita corporalmente
tutta la pienezza della divinità" (Colossesi 2, 9).
Egli subì le conseguenze del tuo peccato: "Egli è
stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di
lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Isaia 53,
5). Tu fai parte del popolo nuovo di Dio liberato dalla schiavitù,
dall'oppressione del peccato, per mezzo della morte di Cristo. Egli
viene incontro a ciascuno, ma ogni uomo ha bisogno del suo Mosè
per poter conoscere la liberazione di Dio. Quando l'uomo risponde
a questa chiamata, potrà conoscere Dio come Colui che "osserva",
che "ode" e che "conosce" la sua situazione
e che lo libera. Questo è il motivo per cui Dio scende (v.
8).
Dio non solo scese in mezzo al roveto, non solo s'incarnò
in Gesù Cristo, ma dimora ora in un luogo più umile
ancora. Egli ha scelto il vero cristiano come sua dimora (Giovanni
14, 23). Allora, non solo egli "osserva", e "ode"
la tua miseria, ma la conosce meglio di te stesso, e la vive insieme
a te. È il suo Spirito in te che ti dà la liberazione,
la vittoria: "colui che è in voi è più
grande di colui che è nel mondo" (1 Giovanni 4, 4);
"abbiate fiducia; io ho vinto il mondo" (Giovanni 16,
33)
Mosè non poteva avvicinarsi perché
quella terra dove cresceva il roveto era santa, santa per la presenza
di Dio. Mosè dovette coprirsi il viso perché non si
poteva guardare Dio e vivere (Esodo 33, 20). Ora Dio prende dimore
in te. Come la terra sulla quale sorge il roveto, anche tu sei diventato
santo, perché santificato dalla presenza di Dio, non per
merito tuo personale. Ora dobbiamo solo rimanere in lui (Giovanni
15, 4), rimanere là dove Dio ci ha posti: "in Cristo".
Dio è sceso nel roveto per incaricare Mosè
di essere suo strumento per la liberazione del suo popolo. Egli
scese sulla terra incarnandosi in Gesù per liberare e formare
un popolo nuovo. Lo Spirito Santo è ora il roveto ardente
in te, dal quale viene la chiamata di Dio per diventare strumenti
di liberazione per il mondo, i cui abitanti sono oppressi, senza
accorgersene, dal potere del male. Tu, come ogni cristiano, hai
la stessa missione di Mosè (Esodo 3, 10), hai la stessa missione
di Cristo (Giovanni 20, 21), hai la stessa missione di Paolo (Atti
26, 17, 18), la stessa missione di tutti i discepoli di tutti tempi:
quella di essere "ambasciatori per Cristo" (2 Corinti
5, 20) annunziando "la parola di Dio con franchezza" (Atti
4, 31). Questo stesso Dio manda te: "Ora va'! Io ti mando"
(v. 10). Dio sceglie sempre persone come te per andare a liberare
gli altri. Obbietti: "Non sono tanto entusiasta": nemmeno
Mosè (v. 11). "sono troppo anziano": Mosè
aveva 80 anni (Esodo 7, 7). "Non so parlare bene": Neanche
Mosè: "Mio Signore, io non sono un buon parlatore ...
sono impacciato di bocca e di lingua" (Esodo 4, 10). Vedi tutte
le difficoltà in te stesso, nella gente, nella missione?
Anche Mosè. Hai gia provato e non ci sei riuscito? Anche
Mosè. Questi sono segni della chiamata perché spingono
a renderti conto veramente che senza di lui non puoi fare nulla.
Chi agisce per iniziativa sua e non perché chiamato da Dio
non vede le difficultà, proprio come Mosè (Atti 7,
25). Si tratta di scegliere la volontà di Dio e non la nostra,
si tratta di prendere la propria croce e seguire Cristo (Matteo
16, 24). Il Signore si era arrabbiato con Mosè per le numerose
scuse (Esodo 4, 14). Dio trova sempre la soluzione purché
l'uomo agisca: "io sarò con te e con lui mentre parlate
e vi suggerirò quello che dovete fare" (Esodo 4, 1-15).
È proprio lo stesso oggi: "non siete infatti voi a parlare,
ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi" (Matteo
10, 20).
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