Chiesa Beata Vergine di Caravaggio Cremona

LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER L'AVVENTO CICLO "C"

IL   REGNO   DI   DIO ...   È   GIUSTIZIA,   PACE   E   GIOIA   NELLO   SPIRITO   SANTO   (Rom.   14, 17)


TERZA DOMENICA DI AVVENTO "C"

 

FILIPPESI 4, 4-7

MEDITAZIONE


Nella Parola di Dio siamo spesso esortati a non lasciarci prendere dall'ansia. L'ansia ci priva delle risorse di Dio perché è una mancanza di fede. Cristo disse "per la vostra vita non affannatevi ... se Dio veste così l'erba del campo che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi! gente di poca fede ... ? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio.... Non affannatevi dunque per il domani! perché il domani avrà già le sue inquietudini'' (Matt. 6, 25-36). Gesù ha anche rimproverato Marta per essersi troppo affaccendata. Maria era seduta ai piedi di Gesù ad ascoltare "la sua parola"! mentre Marta "era tutta presa dai molti servizi". Quando Marta si lamentava presso Gesù egli le rispose "tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui v'è bisogno. Maria si e scelta la parte migliore, che non le sarà tolta" (Matt. 10, 39-42). Marta fece molte cose e le fece per Gesù! ma egli le disse che una sola cosa era necessaria. Anche noi siamo alle prese con molte cose e Gesù sta dicendo a ciascuno "una sola è la cosa di cui c'è bisogno". Qual è quell'unica cosa necessaria? Cristo stesso. Maria l'aveva scelto e noi? Non possiamo essere troppo affaccendati tanto da essere colti di sorpresa dalla venuta del Signore. Troppe cose rubano spazio al Signore e l'ansia è tra le principali. È cosa strana ma alcuni non vogliono smettere di essere ansiosi. Se lo sono per gli altri, lo ritengono manifestazione del loro amore, della sincerità del loro interessamento. L'ansia è sempre negativa sia dal punto di vista umana che dal punto di vista spirituale "non angustiatevi per nulla" (v. 6). Il motivo per cui non dobbiamo angustiarci è che "il Signore è vicino". La sua venuta liturgicamente è vicina. La presenza del Signore in noi è già realtà se l'abbiamo accolto e se ci siamo affidati a lui. Non dobbiamo angustiarci perché ci pensa lui che è nostro Salvatore. Per attingere alla liberazione (alla salvezza) dall'ansia occorre affidare le nostre richieste in preghiera e con fede (v. 6). La preghiera è efficace quando

1) È fatta da una persona giusta (a posto con Dio), cioè retta: "Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza" (Giac. 5, 16) (leggere anche Giov. 15, 7; 1 Giov. 21, 22). Nulla di ciò che abbiamo come cristiani è separabile dalla santità, perché nulla è separabile dallo Spirito Santo di Cristo in noi.

2) È fatta con fede (eggere Matt. 17, 20). In questo brano vediamo che la poca fede ha bloccato l'operato dei discepoli. Una preghiera fatta con fede significa sapere di avere già ottenuto ciò che chiediamo: "tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato" (Marco 11, 24). Un esempio molto interessante di questo e la preghiera di Saulo (Paolo). Prima che avesse finito di pregare il Signore esaudì la sua richiesta: "Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: 'Anania!' Rispose: 'Eccomi! Signore!' E il Signore a lui: ' Su, va' sulla strada chiamata diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo di Tarso: ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché recuperi la vista"' (Atti 9, 10-12 ).

Lo stesso viene ribadito da Giovanni che pone in evidenza un'altra caratteristica della preghiera efficace: essere in conformità con la volontà di Dio: "Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto" (1 Giov. 5, 14 )

3) Ha origine non in noi, ma nello Spirito Santo in noi. Spesso l'origine della nostra preghiera siamo noi. A volte le preghiere nascono dal nostro "io" o dalle nostre circostanze. Solo lo Spirito Santo conosce la volontà di Dio per noi: Rom. (8, 26; Giov. 14, 26: Efes. 6, 8; Giuda 20. Ne consegue dunque la necessità di ascoltarlo attentamente.

Se la nostra preghiera contiene queste caratteristiche descritte dalle Scritture la pace del Signore entra in noi perché entra la certezza che egli già sta rispondendo. Da questo scaturisce non solo la pace ma anche la capacita di lasciare che l'ansia venga soppiantata dalla gioia, la gioia "nel Signore".

La vita di uno che cammina alla presenza del Signore è per forzza una vita di gioia, nonostante le tribolazioni. Gesù era un uomo gioioso. Il Padre descrivendo il Figlio disse "hai amato la giustizia e odiato l'iniquità, perciò ti unse Dio, i1 tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni" (Ebrei 1, 9). La gioia è contagiosa e se vogliamo essere contagiati da quella di Cristo dobbiamo rimanere in sua compagnia. Rimanere alla presenza di Dio è la fonte della vera gioia. La Parola di Dio non stanca di ripetere questa verità ad esempio: "Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra" (salmo 15, 11).

La gioia cristiana è il risultato o frutto della presenza nello Spirito santo in noi e la possiamo godere solo nella misura in cui viviamo nello Spirito, nella misura in cui camminiamo nello Spirito del Signore e nella misura in cui ci lasciamo guidare da lui. Esiste un rapporto molto stretto tra la gioia cristiana e la giustizia o vita retta. Paolo, infatti non ci esorta a rallegrarci sempre ma a rallegrarci sempre nel Signore . La differenza è notevole. Non si tratta di una gioia umana derivante dalle circostanze, da situazioni esterne, è 1a gioia che deriva dallo Spirito che non è soggetto a cose esterne, ma è costante e godibile anche in momenti di prova. Paulo quando esortò i Filippesi a rallegrarsi era in un carcere romano, nelle catene (Fil. 1, 14, 18) in attesa del giudizio per avere predicato il vangelo. C'era il rischio di essere condannato a morte (1, 20, 1). Questa lettera scritta dal carcere si potrebbe definire la lettera della gioia. La gioia è il tessuto del contenuto della lettera. Se ci deve essere vera gioia è solo nel Signore e nella compagnia di altri credenti anch'essi "nel Signore", ciascuno mettendo in comune la propria gioia che deriva dalla medesima fonte per creare una massa, una fortezza di gioia incrollabile e contagiosa. Se molti cristiani non la sentono è perché non camminano alla presenza di Dio con costanza o nella comunione con altri cristiani maturi. Sono solitari. La lettera è stata scritta a tutti i santi, alla comunità intera; la gioia di uno può compensare la tristezza di un altro, può aiutare a superare l'ansia. Una vera comunità cristiana in cui scorre la gioia dello Spirito Santo di Cristo in ciascun membro ha grande valore terapeutico: attraverso la comunità la gioia dello Spirito Santo guarisce. Ci guarisce dalle nostre preoccupazioni, dalle nostre ansie, dal nostro scoraggiamento. Siamo tutti templi dello Spirito ciascuno una pietra dell'edificio; se ne manca una l'edificio è instabile e pericolante. La comunità ha bisogno della tua gioia nel Signore come anche tu hai bisogno della gioia della comunità cristiana è solo così che si costruisce il regno di Dio di cui la gioia è caratteristica fondamentale.


FILIPPESI 4, 4-7 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04