| PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA "C" |
GENESI 15, 5-12; 17, 18
MEDITAZIONE
Abramo è scorraggiato: "io me ne vado senza figli ...
a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà il
mio erede" (Genesi 15, 2, 3). La sua era una situazione di
sconfitta dal punto di vista umano. Sua moglie era sterile e non
aveva un erede. In questa situazione Yahweh lo rassicura dicendo:
"non temere, Abram. Io sono il tuo scudo" (v. l). Il Signore
aveva precedentemente promesso una grande discendenza, ma la realtà
di Abramo e la logica umana lo escludono. Un po' come noi, nelle
nostre difficoltà, anche Abramo guarda le circostanze anziché
la potenza di Dio. Dio vuole portarlo ad una fede ancora più
matura, alla consapevolezza che la potenza di Dio si manifesta nella
debolezza umana: "la mia potenza infatti si manifesta pienamente
nella debolezza" (2 Corinti 12, 9). La logica umana spinge
Abramo a dire: "un mio domestico sarà mio erede"
(v. 3). Dio, intervenendo in questo momento critico della vita di
Abramo, invece, dice: "non costui sarà il tuo erede,
ma uno nato da te sarà il tuo erede" (v .4).
Dio non si accontenta di promettere un erede. Per dare un'idea del
numero dei suoi discendenti gli indica le stelle del cielo. Gli
fa capire adesso ciò che sarà reso esplicito più
tardi: che egli sarà "padre di una moltitudine di popoli"
(Genesi 17, 4). Dio vuole che Abramo lo conosca come "Colui
che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo
domandare o pensare" (Efesini 3, 20). Dio dà sempre
in abbondanza nel momento in cui l'uomo si rende conto di non poter
fare nulla sul piano umano e comincía a fidarsi veramente
di Dio.
Nell'indicare le stelle, l'idea principale è
quella di una discendenza numerosa (Genesi 22, 17) ma il paragone
ne implica anche lo splendore: "da te nasceranno dei re"
(Genesi 17, 6). Tra la discendenza di Abramo infatti, nascerà
il Re dei re, il Signore della gloria. E, per la fede in questo
Re supremo, nasce un popolo nuovo, un popolo di dignità regale.
Questo popolo siamo noi, splendenti della gloria di Dio, "tutti
voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo,
allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa"
(Galalti 3, 29).
È sempre Dio che prende, l'iniziativa. Egli
chiamò Abramo che era idolatra come tutta la sua famiglia
(Giosuè 24, 2, 3). Abramo non aveva pensato a Canaan (la
terra promessa) come sua destinazione. Egli andò senza sapere
dove, ma in risposta alla chiamata di Dio. Niente di ciò
che ebbe origine in Abramo, nel suo pensiero, nelle sue azioni,
servì per avvanzare il progetto di Dìo, nemmeno suo
primo fìglio, Ismaele. Isacco, invece, che venne da Dio,
("nato secondo lo spirito", Galati 4, 29), fu il primo
passo nell'adempimento della promessa. Tu ti rendi conto, come Abramo,
di avere ricevuto tutto? Di non esserti meritato nulla? Non hai
nulla se non ciò che ti è stato dato: "Che cosa
mai possiedi che tu non abbia ricevuto?" (1 Corinti 4, 7).
Nonostante la realtà della sua situazione,
Abramo "credette al Signore". La sua fede nella parola
del Signore fu considerato "giustizia". Non è diverso
nemmeno oggi. Anche noi siamo giustificati per la fede in Cristo.
Egli è la nostra giustizia "Ed è per lui che
voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è
diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione"
(I Corinti 1, 30). La giustizia è l'essere a posto con Dìo,
l'essere accettabile a lui e se noi siamo "in" Cristo
siamo accettati. Per la fede in Cristo siamo stati anche noi giustificati
o resi giusti.
Per rassicurare Abramo il Signore gli ricorda ciò
che ha compiuto (v. 7). Così anche te. Se rifletti su ciò
che hai ricevuto in Cristo la tua fede si rafforzerà.
Dio promise la terra e Abramo chiede un segno, non
per mancanza di fede, ma perché il rito antico per la cessione
di proprietà richiedeva un accordo o alleanza. Gli animali
offerti in sacrificio per sigillare il patto furono divisi in due
e le due parti separate. Le parti contraenti camminavano tra gli
animali divisi. Questo significava che, se uno fosse venuto meno
al patto, avrebbe subìto lo stesso destino degli animali
stessi.
Al calare del sole Abramo fu preso dal sonno e il
Signore predice la schiavitù in Egitto: "saranno forestieri
in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per
quattrocento anni. . . . dopo, essi usciranno con grandi ricchezze"
(v. 14). È il modello della nostra salvezza: si esce dal
mondo e dalla schiavitù del mondo per entrare nel regno di
Dio (Colossesi 1, 13); si conosce la liberazione dalla potenza del
peccato, del nostro "io", per entrare nella potenza dello
Spirito, come Cristo dopo le tentazioni nel deserto; si esce da
questa vita mortale per entrare definitivamente nella condizione
di risorti, corpo anima e spirito.
Mentre Abramo è ancora preso dal sonno, la
fiaccola ardente passa in mezzo alle parte degli animali come richiede
il rito. Questa fiaccola rappresenta la presenza di Dio come in
numerosi altri passi ad esempio in Esodo 19, 18, 24, 17, Levitico
9, 24, Deuteronomio 4, 24. Abramo non camminò tra le parti
divise come richiede il rito perché il patto era stipulato
per iniziativa di Dio.
Dio promise ciò che era impossibile all'uomo
e Abramo credette. Abramo aveva una conoscenza limitata di Dio.
Egli sapeva che Yahweh era il Signore dell'universo, che poteva
disporre della terra come voleva, che la sua volontà era
sovrana, che egli voleva il benessere di ogni uomo. Sapeva di essere
lo strumento scelto da Dio per benedire l'umanità (Genesi
12, 1-3). Di conseguenza egli credette nelle promesse.
La tua fede dovrebbe essere ancora maggiore perché
la tua conoscenza è maggiore. Hai visto la fedeltà
di Dio alle sue promesse, hai ricevuto le bendizioni promesse, sei
erede delle promesse per fede in Cristo (Galati 3, 29). Sei una
di quelle stelle numerose e brillanti nel mondo tenebroso (Matteo
5, 14) e sei destinato ad essere ancora più splendente: "Allora
i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro"
(Matteo 13, 43). Non solo sei parte del suo popolo (Tito 2, 14)
ma ti ha innalzato alla dignità di suo figlio. Non ti è
promesso un pezzo di territorio come Canaan, bensì la gloria
del cielo: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in
Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono
molti posti. Se no, ve l'avrei. detto. Io vado a prepararvi un posto,
ritornerò e vi prenderò con me perché siate
anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete
la via" (Giovanni 14, 1-4). La tua parte, come quella di Abramo,
è di accettare per fede colui nel quale hai tutto ciò
che Dio ti vuole donare e di camminare nelle sue vie, "in una
vita nuova" (Romani 6, 4). Non sei solo in questo cammino:
"Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò
e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo" (2
Corinti 6, 16). La via atttaverso il deserto ti è indicate
nella Parola di Dio. Cristo disse: "lo sono la via" (Giovanni
14, 6), ora "camminate dunque nel Signore Gesù Cristo,
come l'avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella
fede come vi è stato insegnato" (Colossesi 2, 6).
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