| QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA "C" |
GIOSUÈ 5, 9-12
MEDITAZIONE
Non fu concesso a Mosè di entrare nella terra promessa. Dopo
la sua morte gli succedette Giosuè che portò il popolo
ad una nuova vita. Quelli che uscirono dall'Egitto morirono nel deserto
perché "non ascoltarono la voce del Signore" (Giosuè
5, 6). Erano i figli, la nuova generazione, che attraversò
il fiume e si accampò in Galgala nella terra promessa. Dio
aveva prosciugato il fiume Giordano per permettere il passaggio (Giosuè
4, 22, 23) e l'infamia, o l'umiliazione fu tolta (v. 9). La liberazione
era stata portata a termine e si cominciò a godere della terra.
Anche noi siamo passati dalla sponda della condanna a quella della
salvezza. La salvezza è un dono gratuito. La vita nuova, la
vita eterna, che già godiamo, non è un qualcosa che
abbiamo meritato, ma è ciò che Gesù ha meritato
per noi e che egli ora offre ad ogni uomo, gratuitamente. Alcuni pensano
di potersi meritare la vita eterna e il Paradiso rifiutando Gesù
Cristo e ponendo la propria fiducia nelle opere da essi compiute.
L'unica cosa che noi meritiamo è la morte, proprio come la
vecchia generazione degli Israeliti che morirono nel deserto: "Il
salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è
la vita eterna in Cristo nostro Signore" (Romani 6, 23). Il salario
è ciò che uno si merita ma un dono, per natura, è
gratuito. Questo non significa che le opere non abbiano importanza.
Sono la garanzia che la nostra fede è genuina e fanno parte
integrante del nostro cammino, una volta che abbiamo accettato Gesù
per fede (Giacomo 2, 20, 24-26). La vita eterna è dono gratuito
che si ottiene solo per la misericordia del Padre, per merito di Cristo
e per il lavoro dello Spirito Santo in noi. Noi non la possiamo meritare,
la possiamo solo ricevere. Di nuovo, come fu per iniziativa e per
potenza di Dio che gli Israeliti poterono arrivare all'altra sponda
del fiume Giordano ed accamparsi a Galgala nella terra promessa, così
è solo per la potenza di Dio che si può raggiungere
il regno di Dio ed essere inseriti in Cristo. La croce, immagine di
debolezza agli occhi umani, è la potenza di Dio mediante la
quale ogni uomo può conoscere la salvezza: "La parola
della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione,
ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio"
(1 Corinti 1, 18).
"Tutti hanno peccato, e sono privi della gloria di Dio"
(Romani 3, 23). Tutti hanno peccato e meritano la morte. Tutti si
trovano sulla sponda della vita vecchia, della schiavitù, della
morte spirituale perché sono separati dall'altra sponda della
terra promessa. Alcuni sono convinti di non essere peccatori. Non
si vedono come Dio li vede e non possono conoscere il perdono di Dio.
Cristo non è venuto per chi si ritiene già a posto,
ma per chi sa di avere bisogno del suo perdono e della sua misericordia.
I più grandi comandamenti sono amare Dio e il prossimo (Matteo
22, 36-40). Solo non amando Dio e il prossimo siamo colpevoli della
trasgressione delle più grandi leggi di Dio. Gesù disse,
anche che chi nutre il solo pensiero di fare il male è come
se l'avesse già fatto (Matteo 5, 21-48). Quante volte manchiamo
di amore nei confronti del prossimo? Quante volte avremmo potuto aiutare
qualcuno e non l'abbiamo fatto? Quante volte abbiamo pensato male
di qualcuno, quante volte i nostri pettegolezzi hanno rovinato la
reputazione di qualcuno? Quante volte abbiamo peccato contro il prossimo?
Facciamo i conti? Diciamo solo tre volte al giorno? Allora in un anno
avremo trasgredito una delle leggi più importanti di Dio più
di mille volte. Anche se viviamo fino a sessant'anni avremo accumulato
più di 60.000 peccati o trasgressioni e finora abbiamo preso
solo in considerazione il comandamento di amare il prossimo. E tutte
le volte che non abbiamo amato Dio, tutte le volte in cui non l'abbiamo
nemmeno pensato, tutte le volte che avremmo voluto che non esistesse
per non dover rendere conto a nessuno, e tutte le volte che ci siamo
quasi convinti che non esistesse, e, infine, tutte le volte che l'abbiamo
ignorato completamente? Quante migliaia di peccati avremo accumulato
all'età di sessant'anni? Alla fine della nostra vita possiamo
dire di esserci meritato il paradiso? Sarebbe la più terribile
illusione della nostra vita. C'è un solo verdetto che il Giudice
potrà dare: colpevole e la sentenza: la pena di morte eterna.
Meno male che il Padre ha promesso il dono della vita eterna. Ma,
come gli Israeliti, anche l'uomo deve attraversare il Giordano per
raggiungere la sponda della vita nuova.
L'uomo non può salvarsi da solo perché Dio esige la
perfezione per stare alla sua presenza (Galati 3, 10). Dio è
amore e misericordia e dobbiamo sapere che Dio vuole che tutti si
salvino (2 Pietro 3, 99). Ma è anche un Dio santo e giusto.
È un Giudice giusto che deve punire ogni trasgressione: "Tu
dagli occhi così puri ... non puoi vedere il male e non puoi
guardare l'iniquità" (Abacuc 1, 13) e ancora: "Io
punirò il mondo per il male, gli empi per la loro iniquità"
(Isaia 13, 11). Ciascuno di noi deve morire e dopo la morte comparire
davanti al Giudice (Ebrei 9, 27). Il Giudice sarà Gesù
Cristo (Giovanni 5, 22). Non dimentichiamo che l'uomo è colpevole,
è già condannato 1 Giovanni 3, 18), è sotto la
condanna dai tempi di Adamo e di Eva. Da solo l'uomo non si può
salvare perché il suo peccato lo tiene separato da Dio, come
le acque del fiume Giordano tenevano separati gli Israeliti dalla
terra promessa. Dio è giusto e deve punire il peccato, ma è
anche amore e misericordia. Per l'uomo non c'è via d'uscita,
ma Dio ha trovato il modo di essere misericordioso senza venire meno
alla sua giustizia. La giustizia di Dio + l'amore e la misericordia
di Dio = Gesù Cristo.
"Noi tutti eravamo perduti come un gregge, ognuno di noi seguiva
la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità
di noi tutti" (Isaia 53, 6). Avendo pagato il prezzo del peccato
Gesù è diventato il ponte necessario per passare da
una riva del fiume in cui si trova l'uomo vecchio all'altra, dove
si trova Dio e la vita nuova nel regno di Dio. Se accettiamo di ricorrere
a questo ponte non saremo travolti dalla corrente del nostro peccato
ma saremo purificati; il nostro peccato, la nostra situazione di oppressione
(l'infamia d'Egitto, v. 9) saranno tolti; il fiume del nostro peccato
sarà prosciugato, saremo riconciliati con il Padre per mezzo
della morte di Gesù (Colossesi l, 21, 22) e non siamo più
accusati di nulla (Romani 8, l).
Golgota, come Galgala è il luogo in cui il Signore ha tolto
definitivamente l'umiliazione e la schiavitù del popolo per
farlo entrare nella terra nuova. Gli Israeliti celebravano la Pasqua,
ovvero questo passaggio dall'Egitto alla terra promessa, come noi
celebriamo il nostro passaggio da una vita vecchia a quella nuova.
Anche noi possiamo mangiare a sazietà dei "frutti della
terra di Canaan", dei frutti del regno, dello Spirito del Cristo
risorto, trasfigurato e glorificato che ha preso dimora in noi e noi
in lui.
|