LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER LA QUARESIMA CICLO "C"

 


SE UNO È IN CRISTO, È UNA CREATURA NUOVA (2 Corinti 5, 17)

 


QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA "C"

 


GIOSUÈ 5, 9-12

 

MEDITAZIONE


Non fu concesso a Mosè di entrare nella terra promessa. Dopo la sua morte gli succedette Giosuè che portò il popolo ad una nuova vita. Quelli che uscirono dall'Egitto morirono nel deserto perché "non ascoltarono la voce del Signore" (Giosuè 5, 6). Erano i figli, la nuova generazione, che attraversò il fiume e si accampò in Galgala nella terra promessa. Dio aveva prosciugato il fiume Giordano per permettere il passaggio (Giosuè 4, 22, 23) e l'infamia, o l'umiliazione fu tolta (v. 9). La liberazione era stata portata a termine e si cominciò a godere della terra.

Anche noi siamo passati dalla sponda della condanna a quella della salvezza. La salvezza è un dono gratuito. La vita nuova, la vita eterna, che già godiamo, non è un qualcosa che abbiamo meritato, ma è ciò che Gesù ha meritato per noi e che egli ora offre ad ogni uomo, gratuitamente. Alcuni pensano di potersi meritare la vita eterna e il Paradiso rifiutando Gesù Cristo e ponendo la propria fiducia nelle opere da essi compiute. L'unica cosa che noi meritiamo è la morte, proprio come la vecchia generazione degli Israeliti che morirono nel deserto: "Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo nostro Signore" (Romani 6, 23). Il salario è ciò che uno si merita ma un dono, per natura, è gratuito. Questo non significa che le opere non abbiano importanza. Sono la garanzia che la nostra fede è genuina e fanno parte integrante del nostro cammino, una volta che abbiamo accettato Gesù per fede (Giacomo 2, 20, 24-26). La vita eterna è dono gratuito che si ottiene solo per la misericordia del Padre, per merito di Cristo e per il lavoro dello Spirito Santo in noi. Noi non la possiamo meritare, la possiamo solo ricevere. Di nuovo, come fu per iniziativa e per potenza di Dio che gli Israeliti poterono arrivare all'altra sponda del fiume Giordano ed accamparsi a Galgala nella terra promessa, così è solo per la potenza di Dio che si può raggiungere il regno di Dio ed essere inseriti in Cristo. La croce, immagine di debolezza agli occhi umani, è la potenza di Dio mediante la quale ogni uomo può conoscere la salvezza: "La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio" (1 Corinti 1, 18).

"Tutti hanno peccato, e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3, 23). Tutti hanno peccato e meritano la morte. Tutti si trovano sulla sponda della vita vecchia, della schiavitù, della morte spirituale perché sono separati dall'altra sponda della terra promessa. Alcuni sono convinti di non essere peccatori. Non si vedono come Dio li vede e non possono conoscere il perdono di Dio. Cristo non è venuto per chi si ritiene già a posto, ma per chi sa di avere bisogno del suo perdono e della sua misericordia. I più grandi comandamenti sono amare Dio e il prossimo (Matteo 22, 36-40). Solo non amando Dio e il prossimo siamo colpevoli della trasgressione delle più grandi leggi di Dio. Gesù disse, anche che chi nutre il solo pensiero di fare il male è come se l'avesse già fatto (Matteo 5, 21-48). Quante volte manchiamo di amore nei confronti del prossimo? Quante volte avremmo potuto aiutare qualcuno e non l'abbiamo fatto? Quante volte abbiamo pensato male di qualcuno, quante volte i nostri pettegolezzi hanno rovinato la reputazione di qualcuno? Quante volte abbiamo peccato contro il prossimo? Facciamo i conti? Diciamo solo tre volte al giorno? Allora in un anno avremo trasgredito una delle leggi più importanti di Dio più di mille volte. Anche se viviamo fino a sessant'anni avremo accumulato più di 60.000 peccati o trasgressioni e finora abbiamo preso solo in considerazione il comandamento di amare il prossimo. E tutte le volte che non abbiamo amato Dio, tutte le volte in cui non l'abbiamo nemmeno pensato, tutte le volte che avremmo voluto che non esistesse per non dover rendere conto a nessuno, e tutte le volte che ci siamo quasi convinti che non esistesse, e, infine, tutte le volte che l'abbiamo ignorato completamente? Quante migliaia di peccati avremo accumulato all'età di sessant'anni? Alla fine della nostra vita possiamo dire di esserci meritato il paradiso? Sarebbe la più terribile illusione della nostra vita. C'è un solo verdetto che il Giudice potrà dare: colpevole e la sentenza: la pena di morte eterna. Meno male che il Padre ha promesso il dono della vita eterna. Ma, come gli Israeliti, anche l'uomo deve attraversare il Giordano per raggiungere la sponda della vita nuova.

L'uomo non può salvarsi da solo perché Dio esige la perfezione per stare alla sua presenza (Galati 3, 10). Dio è amore e misericordia e dobbiamo sapere che Dio vuole che tutti si salvino (2 Pietro 3, 99). Ma è anche un Dio santo e giusto. È un Giudice giusto che deve punire ogni trasgressione: "Tu dagli occhi così puri ... non puoi vedere il male e non puoi guardare l'iniquità" (Abacuc 1, 13) e ancora: "Io punirò il mondo per il male, gli empi per la loro iniquità" (Isaia 13, 11). Ciascuno di noi deve morire e dopo la morte comparire davanti al Giudice (Ebrei 9, 27). Il Giudice sarà Gesù Cristo (Giovanni 5, 22). Non dimentichiamo che l'uomo è colpevole, è già condannato 1 Giovanni 3, 18), è sotto la condanna dai tempi di Adamo e di Eva. Da solo l'uomo non si può salvare perché il suo peccato lo tiene separato da Dio, come le acque del fiume Giordano tenevano separati gli Israeliti dalla terra promessa. Dio è giusto e deve punire il peccato, ma è anche amore e misericordia. Per l'uomo non c'è via d'uscita, ma Dio ha trovato il modo di essere misericordioso senza venire meno alla sua giustizia. La giustizia di Dio + l'amore e la misericordia di Dio = Gesù Cristo.

"Noi tutti eravamo perduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti" (Isaia 53, 6). Avendo pagato il prezzo del peccato Gesù è diventato il ponte necessario per passare da una riva del fiume in cui si trova l'uomo vecchio all'altra, dove si trova Dio e la vita nuova nel regno di Dio. Se accettiamo di ricorrere a questo ponte non saremo travolti dalla corrente del nostro peccato ma saremo purificati; il nostro peccato, la nostra situazione di oppressione (l'infamia d'Egitto, v. 9) saranno tolti; il fiume del nostro peccato sarà prosciugato, saremo riconciliati con il Padre per mezzo della morte di Gesù (Colossesi l, 21, 22) e non siamo più accusati di nulla (Romani 8, l).

Golgota, come Galgala è il luogo in cui il Signore ha tolto definitivamente l'umiliazione e la schiavitù del popolo per farlo entrare nella terra nuova. Gli Israeliti celebravano la Pasqua, ovvero questo passaggio dall'Egitto alla terra promessa, come noi celebriamo il nostro passaggio da una vita vecchia a quella nuova. Anche noi possiamo mangiare a sazietà dei "frutti della terra di Canaan", dei frutti del regno, dello Spirito del Cristo risorto, trasfigurato e glorificato che ha preso dimora in noi e noi in lui.



GIOSUÈ 5, 9-12 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04