Chiesa Beata Vergine di Caravaggio Cremona

LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER LA QUARESIMA CICLO "C"

 


SE IL SIGNORE NON FOSSE STATO CON NOI ... LE ACQUE CI AVREBBERO TRAVOLTI (Salmo 123, 1, 4)

 


QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA "C"

 


ISAIA 43, 16-21

 

MEDITAZIONE


Questo passo riassume gli avvenimenti riguardanti la liberazione del popolo d'Israele ed esprime una lezione per il popolo durante il suo esilio in Babilonia. Di nuovo Dio viene presentato come un Dio che agisce a favore del suo popolo e il richiamo di ciò che ha fatto nel passato ha come scopo quello di rassicurarlo. Dio richiama la liberazione dall'Egitto e come rese possibile la traversata del Mar Rosso. In quel momento gli Israeliti si trovarono davanti a due ostacoli umanamente insuperabili: l'avanzata dell'esercito potente degli Egiziani, ostacolo umano, e il mare che bloccava la strada agli Israeliti, ostacolo imposto dalla natura. Si trovarono tra il mare e l'esercito. Era un momento di sconfitta apparentemente sicura e inevitabile. Avevano la scelta di morire nel mare nel tentativo di attraversarlo per sfuggire all'esercito o morire stroncati dall'esercito egiziano. Era la fine di un sogno, quella della liberazione. Dovevano essere inghiottiti dal mare o massacrati dagli Egiziani; non c'era via d'uscita. Le acque erano "possenti" (v. 16), l'esercito era potente, ma Dio si rivelò più potente ancora. Come sempre, Dio intervenne per trarre in salvo il popolo che si era scelto. La liberazione non era un sogno, ma una realtà: Dio divise le acque per permettere al popolo indifeso di attraversarle e così salvarlo dal nemico. Ed era il signore che le chiuse di nuovo per annientare il nemico.

Il nemico potente, l'esercito egiziano, giacque morto, ridotto all'impotenza totale, mai più si sarebbe rialzato. Così anche Satana insegue il popolo di Dio attraverso i suoi strumenti che non danno tregua: lo spirito del mondo, la persecuzione, la sofferenza, le prove. Ma il popolo di Dio continua il suo cammino sotto la guida di Dio ed egli apre un passaggio in mezzo a queste minacce: "Non temere, perché io, ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; poiché io sono il signore tuo Dio ... il tuo Salvatore. ... Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo ... Non temere perché io sono con te" (Isaia 43, 1-5). La nostra pasqua, o passaggio, è la pasqua del Signore: il suo passaggio dalla morte alla vita, egli comunica la sua vita da Risorto a noi per mezzo del suo Spirito. Il giorno della liberazione è vicino, Dio "offrì" una strada; Dio anche oggi offre una strada all'uomo. È un'offerta, non una cosa imposta; ogni uomo deve accettare questa strada e camminarci, oppure essere travolto dalle forze del male. Questa strada è Cristo: "Io sono la via ... nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Giovanni 14, 6). È soltanto per mezzo suo che si può arrivare al Padre, egli è l'apertura in mezzo a difficoltà umanamente insormontabili.

Per chi accetta questa via, questa apertura, la schiavitù d'Egitto appartiene al passato e inizia una vita nuova. L'oppressione delle forze del male sono terminate per chi è stato riscattato, comprato a caro prezzo (1 Corinti 6, 20); egli è passato da una gestione all'altra (Atti 26, 18)

Le forze del male e gli ostacoli erano e sono tuttora potenti, ma le acque si divisero, l'esercito fu sconfitto dall'azione potente di Dio. Dio si rivela nella sua potenza quando noi siamo nell'impotenza per farcì capire che egli, e non noi, ha il controllo. La sua forza supera quella dei mari, quello dei carri e dei cavalli, supera quello di tutti gli eroi del faraone, supera gli eserciti, e tutte queste forze prese insieme. Il vero cristiano ha tutta l'onnipotenza di Dio a sua disposizione: "Colui che è in voi è più forte di colui che è nel mondo" (1 Giovanni 4, 4).

La nostra liberazione è già avvenuta, e non dovrebbe più preoccuparci: l'oppressione è già alle spalle, ma quanti non riescono o non vogliono dimenticare il passato, le difficoltà, le offese, le situazioni difficili, le prove di cui erano schiavi. Aggrapparsi ancora al ricordo di queste cose ci priva della gioia delle cose nuove che ci stanno davanti, bloccano il nostro cammino verso il Signore.

Per stimolare la fede e la speranza nel popolo si fa appello all'azione passata di Dio. Il passato diventa garanzia del futuro: "il Signore ... offrì una strada" e il Signore, che è fedele, ne aprirà un'altra nel deserto: "Aprirò anche nel deserto una strada". È verso la realizzazione della promessa futura che dobbiamo guardare, le cose vecchie sono finite. Sorprende il fatto che il popolo non se ne accorga: "non ve ne accorgete" (v. 19). E noi ci accorgiamo della novità di cui siamo protagonisti?

Anche per noi è venuto il momento di lasciare le cose vecchie, i ricordi che forse ancora ci provocano dolore e dispiaceri, il senso di colpa per il passato. Non ricordiamo né desideriamo più il peccato che ci opprimeva, non ricordiamo più di avere pascolato i porci, come il figlio prodigo, lontano dal Padre. Chiediamo al Signore la guarigione da questi ricordi che vengano sconfitti come gli eserciti del faraone, impariamo ora a guardarci come Dio ci guarda - in Cristo.

L'invito a non ricordare più è ripetuto per enfatizzarne la necessità di svuotarci di tutto ciò che appartiene al passato, di tutto ciò che è negativo per poter essere riempito dalla speranza, dal pensiero di cose nuove. Come l'atleta che guarda verso il traguardo, anche noi "deposte tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della fede" (Ebrei 12, 1).

Forse qualcuno deve pentirsi di questo guardare continuamente indietro che blocca la potenza di Dio nella sua vita e deve convertirsi alle cose nuove. Pentirsi della tristezza, pentirsi dei ricordi negativi, pentirsi del guardare le circostanze e convertirsi alla vita nuova che sta germogliando in lui, alla gioia che gli è posta innanzi (Ebrei 1, 2), alla speranza. Guardando la natura non ci accorgiamo della vita nuova che sta nascendo? Dimentichiamo il gelo dell'inverno ormai passato; guardiamo Cristo, e vedremo la sua vita germogliare in noi, e il gelo della vita vecchia sciogliersi gradualmente. Se siamo troppo presi dal pensiero dell'inverno ormai passato, come possiamo accorgerci dei boccioli primaverili che indicano che l'albero non è sterile, ma sta nascendo a vita nuova? E allora possiamo anche noi glorificare il Signore come "le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi" (v. 20). Anche noi diventeremo una cosa sola con tutta la natura per glorificare colui che ci ha resi creature nuove. Allora saremo una testimonianza viva di essere del popolo di Dio, di essere stato plasmato da lui.


ISAIA 43, 16-21 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04