| TERZA DOMENICA DI QUARESIMA "C" |
LUCA 13, 1-9
MEDITAZIONE
Questo passo insegna che il pentimento, la conversione e il portare
frutto sono essenziali per la salvezza. Le parole di Cristo partono
da due fatti di cronaca. Il primo è quello del massacro di
alcuni Galilei che offrivano sacrifici al tempio. Il sangue degli
animali sacrificati era mescolato insieme a quello degli offerenti
massacrati. Il secondo è il crollo della torre di Siloè
che provocò 18 vittime. Cristo approfittò di questi
fatti per negare che le sciagure sono causate dai peccati delle vittime,
convinzione comune e condivisa da coloro che gli riferirono la notizia.
Inoltre, egli vide nel massacro dei Galilei l'immagine della sorte
di tutti coloro che non si convertono. A sua volta la tragedia umana
diventa immagine della tragedia finale rappresentata anche dal fico
che si vuole tagliare: la condanna eterna per tutti coloro che non
accettano Cristo e che non portano frutto.
La necessità della conversione per la salvezza viene ribadita
due volte, nei versettì 3 e 5, che sono identici. C'è
un senso di urgenza nelle parole di Cristo. La ripetizione delle sue
parole non ci permette di attenuarne l'impatto come molti cercano
di fare. Quante persone che leggeranno queste parole soffocheranno
la voce della coscienza che Cristo ha voluto scuotere! E tu? L'urgenza
delle parole di Cristo è rafforzata dalla parabola nella quale
è detto che il padrone vuole tagliare il fico sterile che rappresenta
l'uomo che non porta frutto, perché non si pente e non si converte.
Per convertirsi ci vuole il pentimento. Ma pentirsi di che cosa?
Se c'è qualcuno convinto di essere senza peccato la Parola
di Dio lo smentisce (1 Giovanni 1, 8). Occorre pentirsi da un modo
di vivere anche umanamente ritenuta, "innocente" ma che
esclude Dio. Di quel vivere giorno dopo giorno unicamente a livello
umano e indipendente da Dio. È solo dipendendo dallo Spirito
di Dio, e camminando alla sua presenza, lasciando che egli ci plasmi
che possiamo portare frutto. Tu sei disposto a pentirti?
Pentirsi, dunque, della propria vita indìpendente, anche
se umanamente "buona". Ma convertirsi a che cosa? A Cristo.
Lasciare che egli viva in noi, come la linfa scorre nel fico. Come
la linfa del fico produce il frutto secondo la sua natura, così
se tu vuoi essere portatore del frutto divino, devi lasciare la linfa
vitale di Dio scorrere in te, dal profondo del tuo spirito, e dalla
tua anima, per arrivare a penetrare il corpo in modo da manifestarsi
all'esterno. Questo frutto è la gloria di Dio in te che si
manifesta perché il frutto non sarà tuo ma di Dio (Galati
5, 22). Solo questo frutto è "degno della conversione"
(Matteo 3, 8), solo questo è il frutto di Dio, solo questo
è il segno infallibile del tuo pentimento, della tua conversione,
della tua completa dipendenza da Dio.
Pentirsi della propria indipendenza e accettare la signoria di Cristo
nella nostra vita, consapevoli di essere dimora della gloria di Dio.
Questo è l'unico mezzo per portare frutto degno del regno e
non semplicmente frutto umano.
Tante persone sono nella vigna del Padre, la Chiesa, ma sono spiritualmente
sterili. Non portano frutto perché non si aprono alla guida
dello Spirito Santo o si sono allontanati da Cristo. Ma non dimenticare
le parole di Paolo: "tutti quelli che sono guidati dallo Spirito,
costoro sono figli di Dio" (Romani 8, 4) e quelle di Giovanni:
"A quanti, però, l'hanno accolto, ha dato potere di diventare
figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Giovanni 1,
12) e "Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio
non ha la vita" (1 Giovanni 5, 12). La fecondità spirituale
sta solo in Cristo.
Non devi preoccuparti del frutto. Devi solo rimanere in Cristo come
il tralcio nella vite (Giovanni 15, 1-11) perché la linfa vitale
dello Spirito ti possa trasformare a sua immagine. Medita la Parola
di Dio, frequenta i sacramenti, lascia che lo Spirito ti guidi nella
tua vita quotidiana e i frutti verranno da sé, naturalmente
e spontaneamente.
Chi non si lascia abitualmente guidare dallo Spirito di Dio non
puo rimanere tranquillo leggendo queste parole. Cristo non ha voluto
lasciarlo tranquillo, perché sarebbe una tranquillità
che nasce da una coscienza soffocata con conseguenze molto più
tragiche di quel massacro dei Galilei, o delle vittime schiacciate
dalla torre crollata.
Quante volte sentiamo l'uomo che non si pente fare appello alla
misericordia di Dio. Questo passo dice chiaramente che chi non si
pente, non si converte e non porta frutto si autoesclude dalla misericordia
di Dio. È totalmente illogico, sia sul piano umano che su quello
divino, che un uomo possa ricevere ciò che rifiuta. La misericordia
di Dio è donata a tutti senza eccezione, c'è chi l'accetta
e chi non l'accetta. Accettare la misericordia di Dio è accettare
Cristo che è l'unica via al Padre con il quale si è
riconciliati.
Quando avviene una sciagura come un terremoto, ci si affretta a
tirare in salvo chi non è ancora morto, e si mobilitano tutti
i mezzi della zona, della nazione, e del mondo. Perché non
ci si dà altrettanto da fare per coloro che già sono
sotto la condanna (Giovanni 3, 18) perché si sono allontanati
da Cristo? L'evangelizzazione è il nostro dovere e privilegio,
il più grande atto di carità. Molti si trovano sotto
le rovine della loro vita, anche se questa è apparentemente
serena, umanamente parlando. Anche il fico nella vigna del padrone
era totalmente ignaro del pericolo della sua condizione. Così
molti che si chiamano cristiani, vivono pacificamente con la morte
spirituale dentro di sé, ignari del pericolo che li sovrasta,
ignari anche perché pochi hanno il coraggio di Cristo per rivelare
loro la verità della loro condizione: sono tuttora morti nei
loro peccati (Efesini 2, 1-5, Colossesi 2, 13).
Nell'Antico Testamento Dio si lamenta della situazione del suo popolo
senza guida: "Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paere
e nessuno va in cerca di loro e se ne cura" (Ezechiele 34, 6).
Cristo è venuto per loro. Tu senti la stessa compassione di
Gesù quando vide le folle senza guida: "Vedendo le folle
ne senti compassione, perché erano stanche e sfinite, come
pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: 'La messe è
molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe
che mandi operai nella sua messe!"' (Matteo 9, 36)? Se Cristo
veramente vive in te sarai animato dagli stessi sentimenti che furono
in Cristo (Filippesi 2, 5) e farai conoscere la misericordia di Dio,
la sua salvezza, la sua chiamata e, nello stesso tempo, le conseguenze
del rifiuto di questa misericordia.
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