Chiesa Beata Vergine di Caravaggio Cremona

LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER LA QUARESIMA CICLO "C"

 


IL SALARIO DEL PECCATO È LA MORTE; MA IL DONO DI DIO È LA VITA ETERNA IN CRISTO NOSTRO SIGNORE (Romani 6, 23)

 


TERZA DOMENICA DI QUARESIMA "C"

 


LUCA 13, 1-9

MEDITAZIONE


Questo passo insegna che il pentimento, la conversione e il portare frutto sono essenziali per la salvezza. Le parole di Cristo partono da due fatti di cronaca. Il primo è quello del massacro di alcuni Galilei che offrivano sacrifici al tempio. Il sangue degli animali sacrificati era mescolato insieme a quello degli offerenti massacrati. Il secondo è il crollo della torre di Siloè che provocò 18 vittime. Cristo approfittò di questi fatti per negare che le sciagure sono causate dai peccati delle vittime, convinzione comune e condivisa da coloro che gli riferirono la notizia. Inoltre, egli vide nel massacro dei Galilei l'immagine della sorte di tutti coloro che non si convertono. A sua volta la tragedia umana diventa immagine della tragedia finale rappresentata anche dal fico che si vuole tagliare: la condanna eterna per tutti coloro che non accettano Cristo e che non portano frutto.

La necessità della conversione per la salvezza viene ribadita due volte, nei versettì 3 e 5, che sono identici. C'è un senso di urgenza nelle parole di Cristo. La ripetizione delle sue parole non ci permette di attenuarne l'impatto come molti cercano di fare. Quante persone che leggeranno queste parole soffocheranno la voce della coscienza che Cristo ha voluto scuotere! E tu? L'urgenza delle parole di Cristo è rafforzata dalla parabola nella quale è detto che il padrone vuole tagliare il fico sterile che rappresenta l'uomo che non porta frutto, perché non si pente e non si converte.

Per convertirsi ci vuole il pentimento. Ma pentirsi di che cosa? Se c'è qualcuno convinto di essere senza peccato la Parola di Dio lo smentisce (1 Giovanni 1, 8). Occorre pentirsi da un modo di vivere anche umanamente ritenuta, "innocente" ma che esclude Dio. Di quel vivere giorno dopo giorno unicamente a livello umano e indipendente da Dio. È solo dipendendo dallo Spirito di Dio, e camminando alla sua presenza, lasciando che egli ci plasmi che possiamo portare frutto. Tu sei disposto a pentirti?

Pentirsi, dunque, della propria vita indìpendente, anche se umanamente "buona". Ma convertirsi a che cosa? A Cristo. Lasciare che egli viva in noi, come la linfa scorre nel fico. Come la linfa del fico produce il frutto secondo la sua natura, così se tu vuoi essere portatore del frutto divino, devi lasciare la linfa vitale di Dio scorrere in te, dal profondo del tuo spirito, e dalla tua anima, per arrivare a penetrare il corpo in modo da manifestarsi all'esterno. Questo frutto è la gloria di Dio in te che si manifesta perché il frutto non sarà tuo ma di Dio (Galati 5, 22). Solo questo frutto è "degno della conversione" (Matteo 3, 8), solo questo è il frutto di Dio, solo questo è il segno infallibile del tuo pentimento, della tua conversione, della tua completa dipendenza da Dio.

Pentirsi della propria indipendenza e accettare la signoria di Cristo nella nostra vita, consapevoli di essere dimora della gloria di Dio. Questo è l'unico mezzo per portare frutto degno del regno e non semplicmente frutto umano.

Tante persone sono nella vigna del Padre, la Chiesa, ma sono spiritualmente sterili. Non portano frutto perché non si aprono alla guida dello Spirito Santo o si sono allontanati da Cristo. Ma non dimenticare le parole di Paolo: "tutti quelli che sono guidati dallo Spirito, costoro sono figli di Dio" (Romani 8, 4) e quelle di Giovanni: "A quanti, però, l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Giovanni 1, 12) e "Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita" (1 Giovanni 5, 12). La fecondità spirituale sta solo in Cristo.

Non devi preoccuparti del frutto. Devi solo rimanere in Cristo come il tralcio nella vite (Giovanni 15, 1-11) perché la linfa vitale dello Spirito ti possa trasformare a sua immagine. Medita la Parola di Dio, frequenta i sacramenti, lascia che lo Spirito ti guidi nella tua vita quotidiana e i frutti verranno da sé, naturalmente e spontaneamente.

Chi non si lascia abitualmente guidare dallo Spirito di Dio non puo rimanere tranquillo leggendo queste parole. Cristo non ha voluto lasciarlo tranquillo, perché sarebbe una tranquillità che nasce da una coscienza soffocata con conseguenze molto più tragiche di quel massacro dei Galilei, o delle vittime schiacciate dalla torre crollata.

Quante volte sentiamo l'uomo che non si pente fare appello alla misericordia di Dio. Questo passo dice chiaramente che chi non si pente, non si converte e non porta frutto si autoesclude dalla misericordia di Dio. È totalmente illogico, sia sul piano umano che su quello divino, che un uomo possa ricevere ciò che rifiuta. La misericordia di Dio è donata a tutti senza eccezione, c'è chi l'accetta e chi non l'accetta. Accettare la misericordia di Dio è accettare Cristo che è l'unica via al Padre con il quale si è riconciliati.

Quando avviene una sciagura come un terremoto, ci si affretta a tirare in salvo chi non è ancora morto, e si mobilitano tutti i mezzi della zona, della nazione, e del mondo. Perché non ci si dà altrettanto da fare per coloro che già sono sotto la condanna (Giovanni 3, 18) perché si sono allontanati da Cristo? L'evangelizzazione è il nostro dovere e privilegio, il più grande atto di carità. Molti si trovano sotto le rovine della loro vita, anche se questa è apparentemente serena, umanamente parlando. Anche il fico nella vigna del padrone era totalmente ignaro del pericolo della sua condizione. Così molti che si chiamano cristiani, vivono pacificamente con la morte spirituale dentro di sé, ignari del pericolo che li sovrasta, ignari anche perché pochi hanno il coraggio di Cristo per rivelare loro la verità della loro condizione: sono tuttora morti nei loro peccati (Efesini 2, 1-5, Colossesi 2, 13).

Nell'Antico Testamento Dio si lamenta della situazione del suo popolo senza guida: "Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paere e nessuno va in cerca di loro e se ne cura" (Ezechiele 34, 6). Cristo è venuto per loro. Tu senti la stessa compassione di Gesù quando vide le folle senza guida: "Vedendo le folle ne senti compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: 'La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!"' (Matteo 9, 36)? Se Cristo veramente vive in te sarai animato dagli stessi sentimenti che furono in Cristo (Filippesi 2, 5) e farai conoscere la misericordia di Dio, la sua salvezza, la sua chiamata e, nello stesso tempo, le conseguenze del rifiuto di questa misericordia.


LUCA 13, 1-9 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04