Chiesa Beata Vergine di Caravaggio Cremona

LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER LA QUARESIMA CICLO "C"

 


COLUI CHE VIENE A ME, NON LO RESPINGERÒ (Giovanni 6, 37)

 


QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA "C"

 


LUCA 15, 1-3, 11-32

 

MEDITAZIONE


C'è un gruppo di persone che si stringe attorno a Cristo e che lo ascolta volentieri: i pubblicano e i peccatori. Un'altro gruppo composto dei farisei e degli scribi (i capi religiosi) mantengono le distanze e mormorano. Era del tutto logico che Gesù si trovasse insieme ai peccatori, perché era venuto appunto per loro: "il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto" (Luca 19, 10). Prima Gesù parlò del pastore che lascia le novantanove pecore per ritrovare quella perduta (Luca 15, 4-7); dopo egli racconta la parabola della donna che perde la moneta e "spazza la casa e cerca attentamente per ritrovarla" (Luca 15, 8-10). Ora abbiamo la parabola del padre che attende il ritorno del figlio. In queste tre parabole sono menzionate le tre condizioni dell'uomo: perduto, ricercato, e infine, ritrovato.

Il primo passo sulla via del peccato è l'affermazione della propria indipendenza: "Padre dammi la parte del patrimonio che mi spetta" (v. 12). Il giovane vuole fuggire da qualunque limite posto alla realizzazione della propria volontà, così anche nella vita dell'uomo in genere. Egli vuole affermare la propria indipendenza rispetto al Padre e questo è sempre l'inizio di una degenerazione umana più radicale.

Se il figlio giovane della parabole avesse potuto immaginare la condizione nella quale si sarebbe trovato, non si sarebbe certamente allontanato da casa. È animato dagli stessi sentimenti che animano molti anche oggi. È l'immagine dell'uomo che afferma la propria indipendenza rispetto a Dio, che si rifiuta di sottomettersi a lui e che vuole sfuggire al suo controllo, e alle sue leggi.

Mettendo al primo posto la propria volontà il figlio prodigo rivela l'incapacità di pensare al proprio futuro e di prevedere le conseguenze delle sue azioni, proprio come colui che è lontano dal Signore e non pensa alle conseguenze future del suo stile di vita. Egli mette da parte ogni pensiero sull'eternità e così perde ogni senso di prospettiva, s'illude di sapere meglio di Dio stesso ciò che è nei suoi interessi. Chiunque decida di mettersi contro la bontà onnipotente ed infinita di Dio è alle prese con una pura follia: ha perso la ragione. È uno schiavo che afferma di essere libero; è un grande illuso. Il peccato rende schiavi, distrugge la razionalità dell'uomo, la sua personalità, la sua dignità, e lo priva della vera libertà.

A casa sua c'era un'abbondanza di tutto, e una grande ricchezza, ma l'affermazione di sé spinge il giovane verso l'indigenza. Ha scambiato la libertà di figlio di Dio per la schiavitù più abietta.

Il primo segno dell'azione della grazia di Dio in lui sta nelle parole "rientrò in se stesso". Un ritorno alla ragione gli fa contemplare il ritorno al padre. Quando il peccatore rientra in se stesso, ben presto rientra nella casa del Padre.

Il figlio si ricorda della generosità del padre, della sua magnanimità, della felicità dei domestici e si rende conto di avere sbagliato nell'affermare la propria indipendenza. La conversione, però, non è il ricordo, nemmeno il rimorso, e neppure il decidere di tornare indietro. La conversione comincia dal momento del ritorno stesso: "Partì e si incamminò" (v. 20). La conversione è troncare con la vita di peccato e incamminarsi verso il Padre. È partire verso il perdono, verso la misericordia, verso la salvezza del Padre. Il Padre non esclude nessuno dalla sua misericordia, ma è il peccatore che vuole essere indipendente da lui.

C'è abbondanza nella casa del padre, ma penuria lontano da lui. Ciascun uomo, quando riconosce questo, si converte. L'uomo senza Dio è in una situazione di estrema penuria, di estremo bisogno. Anche se non lo riconosce, l'uomo senza Dio si trova sulla via larga che porta alla perdizione, ma questo pensiero è talmente insopportabile che viene soffocato finché la schiavitù diventi totale. Seguire la via di Dio è seguire la via dell'abbondanza, della misericordia, della felicità e della gioia. La strada del proprio "io" è quella della penuria e la miseria, ora e eternamente. A ciascuno la sua scelta. Il figlio prodigo aveva ragione quando pensò che era assurdo morire di fame mentre a casa sua tutti erano sazi. Perché non sedersi al tavolo abbondante del Padre che vuol fare festa? Perché morire di fame, quando un banchetto è a portata di mano? È pura follia. Ma come sapranno i lontani che li aspetta un banchetto, se chi lo sa non lo dice loro?

"Ho peccato". La confessione, sebbene condizione essenziale della conversione, non cambia la situazione. Non è sufficiente la confessione del proprio peccato. Quante persone si pentono, ma non si convertono. Sentono piuttosto il rimorso e rimangono in quella situazione anziché incamminarsi verso la salvezza offerta dal Padre! Rendersi conto della propria situazione non è sufficiente; nemmeno dire "mi leverò" (v. 18). Non si può stare tranquilli se non nell'abbraccio del Padre e nella sua pace sigillata dal bacio. Che senso avrebbe avuto il rimorso del figlio prodigo, se non avesse lasciato la sporcizia dei maiali! Non bisogna rimanere nello stato di rimorso sentimentale, ma bisogna agire, mettersi in cammino, ritornare. Alcuni vogliono giocherellare con la misericordia di Dio, finché non siano sorpresi dalla sua giustizia.

Quante volte il padre avrà scrutato l'orizzonte dal giorno in cui il figlio era partito! Quante volte è stato deluso! Al suo ritorno la gioia è completa, non ci sono pensieri o parole di rimprovero, solo di affetto, di gioia, di compassione, di perdono. Tutte queste cose sono implicite nell'azione del Padre che corre per andargli incontro. Se il figlio aveva avuto qualche paura, qualche esitazione qualche dubbio sulla reazione del padre, questi sentimenti ben presto spariscono quando si trova tra le sue braccia.

Il Padre vorrebbe dare a tutti i lontani il bacio della riconciliazione e della pace, l'abbraccio dell'accoglienza. Vorrebbe togliere gli stracci sporchi della vita passata e mettere quelli nuovi, fare festa, e farli sentire tutti figli salvati, veramente liberi da un giogo pesante.

La parabola è una risposta alla disapprovazione dei capi religiosi. Sia la parabola, che il comportamento di Gesù, rivelano che anche se il peccatore abbandona il Padre, il Padre non abbandona lui. I farisei non potevano non capire che il padre nella parabola era Dio stesso; che il figlio prodigo era immagine dei peccatori che ascoltavano Cristo, il quale rende accessibile il perdono del Padre; e non potevano non capire che il fratello maggiore era immagine di loro, immagine dei farisei che provano invidia e disinteresse per i lontani, sicuri e orgogliosi della propria giustizia.



LUCA 15, 1-3, 11-32 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04