| QUARTA DOMENICA DI AVVENTO "C" |
LUCA 1, 39-48
MEDITAZIONE
Questo passo si colloca subito dopo l'annunciazione della nascita
di Cristo a Maria, da parte dell'angelo. Maria aveva dato il suo consenso
e si era detta "la serva del Signore" ora si affretta ad
andare a trovare Elisabetta.
Maria ricevette la rivelazione che sua cugina Elisabetta avrebbe concepito
un figlio per la potenza di Dio. La fede di Maria la spinse non solo
a credere a questa rivelazione, ma anche ad agire. La rivelazione
divina e la fede spingono sempre all'azione e essere servi del Signore
significa essere anche servi dei fratelli. La fede non conosce esitazione
perciò Maria si affrettò: "raggiunse in fretta"
la casa di Elisabetta. Davanti alla chiamata e alle esigenze dei fratelli,
tergiversiamo o siamo premurosi nell'agire? A questo appello di preparazione
per l'avvento che è ormai molto vicino abbiamo risposto con
la stessa premura o ci siamo adagiati nell'indifferenza di sempre,
aumentando soltanto il nostro bagaglio d'informazioni, o subito abbiamo
risposto alla chiamata ad accogliere Cristo, a seguirlo e a prepararci
per questo avvenimento?
Maria si era detta "serva del Signore" e accettò
la volontà di Dio. Il suo amore per il Signore è dimostrato
dall'amore e dal servizio reso a sua cugina, illustrando così
con la sua vita ciò che Giovanni disse: "chi ama Dio,
ami anche il suo fratello" (1 Giov. 4, 21). Qui abbiamo le due
donne più grandi di cui parlano le Scritture. Maria fu dettò
"piena di grazia" e Elisabetta "piena di Spirito santo"
e la loro grandezza dipende dall'accoglienza della volontà
di Dio, il suo progetto per loro. La vera grandezza, come la vera
gloria provengono solo da Dio e sono date a chi si predispone ad accoglierle.
L'umiltà e la povertà sono le condizioni di accoglienza
come lo sono anche per noi oggi che ci predisponiamo ad accogliere
Cristo. Nei versetti 48 e 52 Maria gioisce perché Dio ha guardato
la sua nullità, la sua umiltà, la sua povertà.
Cosi anche Elisabetta che si meraviglia della visita di Maria, come
per dire che non ne è degna. Maria si dichiarò la "serva
del Signore" e Elisabetta la riconosce con grande fede come la
madre del Signore. Serva e madre, due funzioni che spesso sono unite.
Maria era tutta del Signore corpo (v. 38), anima (v. 46) e spirito
(v.47).
Ora che Maria conosce in modo particolare la gioia che proviene
dal Signore, desidera gioire insieme a Elisabetta. La gioia di Elisabetta
è chiara dalla sua reazione al saluto di Maria, dalla sua esclamazione
"a voce grande", dell'elogio che fa alla madre del Signore
e alla grande sorpresa della sua visita. Tutto questo è anche
accompagnato dalla gioia del bambino: "il bambino ha esultato
di gioia" (v. 44) Ma si noti che questa gioia trova espressione
perché Maria è "piena di grazia"(v. 28) ed
Elisabetta "piena di Spirito Santo". (v. 41), la gioia proviene
dallo Spirito. Il frutto dello Spirito è gioia" (Gal.
5, 22). La pienezza dello Spirito porta inevitabilmente alla gioia
e la gioia del Signore è contagiosa. Non ancora nato, Giovanni
Battista gioisce alla presenza del Messia, presenza che è punto
di partenza e sostegno del cammino di fede (vedere anche Giov. 3,
29).
Le due donne erano apparentemente sole, forse perché proposte
come modelli di fede, di gioia nel Signore, e di fedele attesa. Si
trovano nella casa del sacerdote Zaccaria, marito di Elisabetta, ma
egli era apparentemente assente. Sia Zaccaria che Elisabetta erano
persone giuste (Luca 1, 6). Abbiamo due donne di fede profonda, Zaccaria,
mancava di fede nella promessa di Dio e non poteva essere incluso
in questo quadro positivo. Per non avere creduto alla Parola di Dio
gli fu tolta la capacità di parlare: ''sarai muto e non potrai
parlare fino al giorno in cui queste cose si avverranno, perché
non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo''
(Luca 1, 20). Come loro anch'egli ha conosciuto la potenza di Dio,
ma a differenza di loro non ha conosciuto la potenza gioiosa del Signore
per la sua mancanza di fede. Avrebbe rovinato il quadro di fede e
di gioia che questa situazione evidenzia. È un esempio troppo
contrastante per essere incluso in questa unione di fede e di gioia
nello Spirito. Non crede e di conseguenza si priva della gioia immediata
che deriva dalla fede viva nella Parola del Signore.
Maria riconosce che è benedetta a causa della dignità
conferitale dal Signore, non per merito suo personale: ''grandi cose
ha fatto in me l'onnipotente'' (v. 49). La persona veramente umile
non attribuisce a se stessa il merito di ciò che ha raggiunto
nella vita spirituale. In Maria abbiamo un altro esempio di ciò
che disse Paolo: ''Dio ha scelto ciò che nel mondo è
debole per confondere i forti ... perché nessun uomo possa
gloriarsi davanti a Dio (1 Cor. 1, 27, 29). Maria non si gloria davanti
a Dio, ma dà tutta la gloria a lui. È beata perché
crede all'adempimento di ciò che è stato promesso. E
noi crediamo con altrettanto sicurezza all'adempimento delle promesse
di Dio?
Elisabetta loda la fede di Maria, fede nell'adempimento della Parola
di Dio nella sua vita. Per questa fede sperimenta la potenza di Dio.
Entrambe le donne sono destinatarie di un miracolo di Dio. Entrambe
sperimentano personalmente come Dio può superare gli schemi
umani. Nella loro vita hanno sperimentato la sovranità di Dio.
Questo vale ugualmente anche per noi.
Vuoi essere anche tu tra "i beati che hanno creduto alle promesse
di Dio?" Egli vuole operare anche in te lo stesso miracolo operato
in Maria. Vuole che, per la fede in Cristo, tu conosca la nascita
alla vita nuova per opera dello Spirito Santo. Hai solo da accogliere
Cristo, credere alle sue promesse e lasciare che viva la sua vita
in te.
Tutta la preparazione per Natale è la preparazione della
nascita di Cristo in te per mezzo dello Spirito Santo. Se hai seguito
con impegno, se hai risposto positivamente agli appelli della Parola
di Dio, se hai lasciato che il Signore togliesse tutto ciò
che nella tua vita ostacolava la venuta di Cristo in te, se hai risposto
positivamente all'appello di Giovanni Battista alla conversione, se
hai deciso di accettare la volontà di Dio per te, se riconosci
la tua povertà, anzi, la tua nullità davanti a Dio,
se hai atteso con gioia l'arrivo del Messia sei allora pronto ad accogliere,
come Maria e Elisabetta, la promessa di Dio. Sei pronto a rivivere
il miracolo che Dio ha già operato: la nascita di una vita
nuova, la nascita di Cristo non soltanto a Betlemme, tra una settimana,
ma soprattutto in te, ora. Il regno dei cieli è ormai molto
vicino perché è la dove c'è il Re. Il Re dei
re vuole prendere possesso di te perché già gli appartieni,
essendo stato comprato a caro prezzo. Vuole prendere dimora in te
per realizzare la gloria del Padre. Ma una cosa sola glielo può
impedire: la tua volontà. Il giorno di Natale prendi la tua
decisione, una decisione seria, responsabile di accoglierlo e di lasciarlo
vivere in te per inondarti della gloria del Padre. Credi come Maria
ed Elisabetta o decidi di rimanere escluso per mancanza di fede: "sia
fatto a voi secondo la vostra fede" (Matt. 9, 29)? Anche per
te, dunque, sono queste parole rivolte a Maria: "beata colei
che ha creduto nella'adempimento delle parole del signore" (Luca
1, 45)
|