| PRIMA DOMENICA DI AVVENTO "C" |
LUCA   21, 25-28, 34-36
MEDITAZIONE
Questo passo parla della seconda venuta di Cristo nella gloria
e dei segni che la preannunciano. Ci esorta inoltre a non essere
colti di sorpresa quando questo succederà alla fine dei tempi.
Il motivo per cui Gesù parlò in questo modo non era tanto per
farci scrutare l'orizzonte in cerca di questi segni per individuare
il momento del ritorno di Cristo nella gloria, quanto invece
per dire che questo mondo terminerà, e che, in quel momento,
Gesù ritornerà come aveva promesso ed ogni uomo sarà chiamato
al giudizio universale. Egli lo afferma perché possiamo fissare
lo sguardo non sui segni, ma sul Cristo glorioso che deve venire.
In quel momento quelli che avranno percorso la via Santa indicata
da Dio, andranno verso la salvezza piena e perciò potranno "alzare
la testa" fiduciosi perché stanno per arrivare alla destinazione
finale. Altri, quelli che hanno percorso la via spaziosa, "moriranno
per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla
terra".
Tutti vedranno la sua gloria e il suo potere;
i suoi saranno avvolti nella sua gloria e gli altri dovranno sottomettersi
per forza al suo potere. Alla fine tutti dovranno riconoscere
che egli è il Signore. È il momento della verità, il momento della
rivelazione suprema, della vera identità regale di Cristo, non
più bambino indifeso, bensì Re dei re, Signore dei signori che
viene a dare la ricompensa ai fedeli. Mentre coloro che non avranno
creduto andranno al loro destino, noi saremo avvolti nella sua
gloria, trasformati a sua immagine. Anche se ora stiamo per festeggiare
la nascita di Cristo, il Cristo che siamo chiamati ad cogliere
è il Signore dell'universo. Dobbiamo stare attenti a non accoglierlo
solo a livello sentimentale. Quando noi festeggiamo un compleanno,
cioè il giorno dalla nascita di qualunque persona, non accogliamo
la persona da neonato ma dalla persona cresciuta qual è. Eppure
molti si limitano solo ad accogliere Gesù bambino dimenticando
che Gesù non è più un bambino ma adulto - il Dio onnipotente.
C'è qualcosa di confortante, di non impegnativo, nell'accogliere
un bambino anziché un adulto.
Impegniamoci perché questo Natale non sia permeato
da tanto sentimento e da poco impegno. Accogliamo pure Gesù bambino,
figlio di Dio che si spoglia della sua gloria per rivestirsi dalla
nostra umanità; non possiamo non farlo. Ma non dimentichiamo che
ora egli è il Cristo glorioso, non più nella debolezza umana bensì
nella pienezza della sua gloria, e nello splendore folgorante
della sua divinità. Egli è colui che viene per accogliere tutti
coloro che lo hanno accolto in questa vita e per condurli alla
sua dimora gloriosa. Per essere pronti a questo avvenimento glorioso
Gesù ci esorta a non lasciarci andare alla dissipazione e all'ubriachezza.
In attesa di questo momento finale, però, c'è
il pericolo reale di allontanarci dal Signore e la dissipazione
e l'ubriachezza sono solo due cause di questo. Notiamo che insieme
a queste Gesù parla anche degli affanni di questa vita. Forse
non ci sono ubriaconi in mezzo a noi e neanche persone nella dissipazione;
forse la nostra riflessione dovrebbe concentrarsi piuttosto sugli
affanni della vita che sono altrettanto pericolosi.
Pensiamo che non c'è nulla di male nel lasciarci
prendere troppo dagli affanni della vita. La verità è che dissipazione,
ubriachezza e affanni hanno lo stesso effetto: distoglierci lo
sguardo dalla presenza del Signore e a renderci schiavi delle
situazioni dalle quali Cristo ci ha liberati. Gli affanni, i problemi
della vita quotidiana costituiscono un vero e proprio pericolo
che privano della libertà che abbiamo in Cristo. Ci impediscono
di accogliere serenamente ed efficacemente la presenza gioiosa
di Cristo in ogni in momento dalla nostra vita.
Come avviene nella parabola del seminatore che
semina, le sementi cadono sul terreno e non prendono radice perché
le vicende del mondo la soffocano (Marco 4,19). La vita quotidiana
va vissuta con tutti i suoi piaceri e dispiaceri, ma va vissuta
in Cristo. Vogliamo sapere fino che punto viviamo la nostra vita
in Cristo o indipendente da lui? Che cosa occupa più la nostra
mente, i nostri pensieri? Di che cosa parliamo più spesso perché
"la bocca parla dalla pienezza del cuore" (Luca 6:45). Pensiamo
più a Cristo, parliamo più di Cristo o del calcio, dei nostri
problemi, delle nostre vicende, o delle vicende altrui? Il nostro
sguardo è più sulle nostre afflizioni o sulla potenza liberatrice
di Cristo, sui problemi o su colui che ce ne può liberare?
L'eccessiva preoccupazione con i nostri problemi
rivela che noi stessi siamo al centro dalla nostra vita e della
nostra attenzione. Non siamo Cristocentrici bensì egocentrici.
Cerchiamo in questo periodo di vivere una vita incentrata su Cristo.
Sappiamo in teoria che Dio deve occupare il primo posto dalla
vita, ma in realtà spesso non è così. È più facile e forse anche
più gratificante pensare ai nostri problemi, parlarne e ricevere
compassione da altri; questo blocca il nostro progresso nella
vita spirituale. Cristo ci avverte di questo pericolo. Siamo più
propensi a guardare le situazioni catastrofiche anziché colui
che sta in mezzo a noi e in noi? Coloro che non credono guarderanno
i segni catastrofici che preannunciano l'arrivo di Cristo e si
troveranno avvolti dalla paura; i credenti in quel momento guarderanno
colui che li libera "la vostra liberazione è vicina".
Così dev'essere anche nella nostra vita quotidiana.
Se siamo veramente intenzionati ad accogliere Cristo come si deve,
possiamo stare tranquilli: la nostra liberazione è ora vicina.
Tanto più intensa è la preoccupazione per la vita di ogni giorno,
quanto meno intenso è il rapporto con Cristo. Molti stentano a
dedicare la domenica al Signore. La consapevolezza della presenza
di Dio per molti si riduce ad un'ora alla settimana e questo concesso
a malincuore. È chiaro che essi saranno sempre schiavi e che la
loro liberazione è lontana. È chiaro che si scoraggiano. Gli affanni
della vita possono essere una trappola, un laccio mortale, che
ci priva della gioia di Cristo che pregava il Padre perché i suoi
fedeli "abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia" (Giovanni
17, 13).
È facile essere sorpresi dall'arrivo di Cristo
se si è troppo presi dalla quotidianità dalla vita. Quante volte
si arriva a Natale senza preparazione adeguata, perché impediti
dalla vita quotidiana, la prigione che ci siamo costruiti; Natale
arriva e passa senza aver operato niente in noi. Che questo Natale
sia un'eccezione. Non lasciarti sorprendere dalla venuta del Signore!
Affronta in modo giusto ed equilibrato le vicende della vita quotidiana,
ma vivi tutto in Cristo e dà a Dio il primo posto ogni giorno
della tua vita.
Se il lavoro, la famiglia, i passatempi hanno usurpato
il posto di Cristo chiedi perdono e predisponiti ad introdurre
un nuovo equilibrio ora. Non lasciare che l'arrivo del Natale,
e l'arrivo di Cristo alla fine dei tempi ti trovi impreparato
o indifferente. La tua è una vita da persona scoraggiata, sconfitta
o vittoriosa? Sei vincitore se lo accogoli, se ti abbandoni a
lui in totale dipendenza e fiducia. "Alzate la testa, la vostra
liberazione è vicina"! Veglia e prega non solo quando ti senti,
non solo quando sei nei guai ma "e in ogni momento".
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