Chiesa Beata Vergine di Caravaggio Cremona

LA CHIESA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO
CREMONA

 

MEDITAZIONI BIBLICHE GUIDATE

 

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MEDITAZIONI BIBLICHE PER L'AVVENTO CICLO "C"


CHE   COSA   DOBBIAMO   FARE?


TERZA DOMENICA DI AVVENTO "C"

 

LUCA 3, 10-18



MEDITAZIONE

Le folle attirate dalla predicazione di Giovanni rispondono al suo invito di conversione e desiderano sapere cosa fare. Giovanni manifesta la sua umiltà nel riconoscere la superiorità di Cristo. Egli allude anche alla funzione di Cristo di giudicare e di separare i salvati dai non salvati.

Giovanni predicava la conversione in attesa dell'arrivo del Messia. Coloro che vanno dal Battista per essere battezzati aspettano, come noi, l'avvento di Cristo, anche se la loro situazione è radicalmente diversa dalla nostra, in quanto noi siamo già entrati nella novità di vita. Giovanni dice alle folle ciò che devono fare per dimostrare la sincerità della loro conversione: "Fate dunque opere degne della conversione" perché "la scure è già posta alla radice degli alberi, ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco" (Luca 3, 9. Giovanni era molto pratico. Egli afferma in realtà che la conversione non è pensare a convertirsi non è nemmeno decidere di convertirsi, ma è effettivamente vivere in modo diverso. Il Messia può essere accolto solo da chi effettivamente si converte. È facile illudersi e decidere superficialmente di cambiare vita, ma nemmeno questo è la conversione. Se per mezzo della potenza dello Spirito Santo, non iniziamo una vita nuova, una vita diversa da quella del mondo, se non percorriamo la via stretta non siamo convertiti. Non vogliamo che venga rivolta anche a noi il rimprovero del Battista "razza di vipere", frase usata anche da Cristo rivolgendosi ai Farisei (Matt. 12, 34).

A differenza dei Farisei le folle accettano il rimprovero e l'esortazione di Giovanni, mostrando così la loro disposizione a cambiare. I consigli dati alle varie categorie di persone riguardano i rapporti personali. Gesù riprende, approfondendo e personalizzando, questi consigli quando disse: "ogni volta che avete fatto queste così a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me" (Matt. 25, 40). Ciascuno di noi può esaminare il proprio lavoro e scoprire dove introdurre i principi cristiani. Quando avviene il cambiamento dell'uomo interiore e quando si segue la guida dello Spirito che le folle di Giovanni non avevano, si sa come comportarsi nelle situazioni concrete. Non siamo più sotto la legge: "Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non del regime vecchio della lettera" (Rom. 7, 6). Vivendo la vita nuova nello Spirito osserviamo necessariamente le esigenze della legge di Dio, ma nel contesto di un rapporto personale e liberatore senza il quale la legge sarebbe solo un peso.

L'unico interrogativo delle folle non era però come comportarsi. Avevano qualche perplessità sull'identità di Giovanni. La sua attività e il suo annuncio hanno creato grande attenzione, al punto tale che si chiedevano se non fosse il Messia. La risposta di Giovanni rivela la sua grandezza. Giovanni è il modello dell'evangelizzatore. È riuscito a resistere con successo anche alla tentazione di esaltarsi. L'attenzione della gente era su Giovanni ma egli non attirò l'attenzione degli altri su di sé, ma devia il loro sguardo verso Cristo. Se egli attirò le folle fu solo per rivelare la necessità del Messia e per prepararle ad accoglierlo, non per un guadagno personale, né per essere stimato dagli altri o per altri motivi non retti di cui noi spesso siamo colpevoli. Giovanni avrebbe potuto dare una risposta ben diversa. È molto importante ciò che Giovanni non dice di sé. Egli avrebbe potuto dire: "Io sono Giovanni Battista, uno dei più straordinari personaggi delle Scritture. La mia venuta era profetizzata da Isaia (Isaia capitolo 40), la mia nascita si deve a un intervento diretto e miracoloso di Dio (Luca 1, 7, 13), sono figlio di un sacerdote, ed ero "pieno di Spirito Santo fin dal seno di mia madre (Luca 1, 15). Sono un uomo "mandato da Dio" (Giov. 1, 6), a preparare le vie del Signore, impegnato in un ministero che attira le folle". Egli avrebbe potuto dire tutto questo e sarebbe stata la verità; più tardi il Signore disse di lui "tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista" (Matteo 11, 11). A lui fu accordato l'onore di battezzare Gesù.

Questo deve servire di esempio anche a noi. che cosa diciamo di noi stessi? La persona umile è grande davanti a Dio. Giovanni si vedeva solo come strumento, una "voce", il mezzo con la quale la parola, che prima scese su di lui, si fece conoscere agli altri. Così anche noi dobbiamo essere delle "voci" per dare espressione alla Parola. Il fine della sua missione e della nostra è quella di attirare lo sguardo degli altri non su noi stessi bensì su Cristo. È questa l'umiltà che deve avere colui che annuncia la salvezza di Cristo agli uomini.

Giovanni allude anche all'importanza dell'arrivo del Messia nella sua funzione di giudice perché "il Padre ... non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio" (Giov. 5, 22). Il Messia "raccoglie il frumento nel granaio" cioè viene a portare con sé nel regno coloro che credono in lui, che l'accolgono e che lo seguono. Ma "la pula la brucerà con fuoco inestinguibile" (v. 17) cioè coloro che non credono in Cristo e non lo accolgono per seguirlo, rimarranno eternamente fuori dal granaio, dal regno dei cieli per andare nel "fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matt. 25, 41). L'offerta della salvezza è per tutti, la volontà di Dio è che tutti si salvino (1 Tim. 2, 3), ma non tutti accetteranno l'offerta, non tutti si salveranno. Questo risulta chiarissimo dalla Parola di Dio.

Tutti noi abbiamo avuto la possibilità di scegliere: accettare Cristo per seguirlo o non accettarlo. Non esistono compromessi, non possiamo dire di accogliere Cristo e non volere conformare la nostra vita alla sua. Accettare Cristo nel ruolo di Salvatore non è separabile dall'accettarlo nel ruolo di Signore . Se non lo accetto come Signore non posso nemmeno accettarlo come Salvatore. Perché egli possa essere il nostro Salvatore deve essere il nostro Signore. Inoltre non è nemmeno possibile dire "Signore, Signore" per essere salvati. La prova è portare frutti "degne di conversione", fare la volontà di Dio e rinunciare alla nostra. Di nuovo non esistono compromessi. Per di più noi non possiamo dire che Gesù è il Signore con le nostre forze: "nessuno può dire 'Gesù è Signore' se non sotto l'azione dello Spirito Santo" (1 Cor. 12, 3). Se ancora non l'hai fatto, accogli Cristo in questo periodo che precede il Natale per essere frumento nel suo granaio.

 



LUCA 3, 10-18 TESTO E DOMANDE

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latest update: 26/5/04