| SECONDA DOMENICA DI AVVENTO "C" |
LUCA 3, 1-6
MEDITAZIONE
Questo passo colloca le vicende precedenti alla nascita di Cristo
nel loro preciso momento storico. Non ci occupiamo di questo.
La Parola di Dio (Gesù Cristo) entra nel mondo in un momento
specifica della storia, preparato da un profeta, Giovanni Battista.
Abbiamo visto nella nostra meditazione su Geremia
cap. 33 che il Signore fa capire che egli ha un progetto preciso
che si realizza in un momento preciso prestabilito da Dio "verranno
i giorni". Ora Luca precisa il momento storico in cui si
realizza la promessa di Dio. Quando apparve Giovanni Battista
non ci fu voce profetica per 400 anni. Tutto ciò che Dio
realizza è perfettamente puntuale (Gal. 4, 4; Giov. 2,
4; 13, 1): il quindicesimo anno dell'impero di Tiberio Cesare
(cioè l'anno 28\29) Notiamo, innanzitutto, che Luca nomina
sette uomini importanti: un imperatore romano (Tiberio Cesare),
Un governatore (Ponzio Pilato), tre tetrarchi e due sommi sacerdoti
(Anna e Caifa). La prima frase di questo capitolo termina dicendo
che la parola di Dio "scese" su Giovanni. È chiaro
che Luca non sta semplicemente evidenziando il preciso momento
storico ma sta anche confrontando fin dall'inizio la logica di
Dio con quella umana. Dio non ha scelto nessuno di questi uomini
potenti, detentori di potere mondano e religioso. Egli ha scelto
Giovanni, perfetto sconosciuto, prima di compiere la sua missione.
Di nuovo entriamo in quella logica divina che scombussola tutti
i nostri ragionamenti, tutti i nostri criteri del giusto, tutti
le nostre convinzioni umane, il nostro modo di agire e di pensare.
Se tu volessi farti conoscere non andresti forse dalla persona
che detiene l'autorità? Questo è il modo di agire
dell'uomo ma non di Dio. Per affermare la sovranità di
Dio Gesù non nacque in nessuno dei palazzi di questi grandi
signori ma nella stalla a Betlemme. Non usò la spada per
conquistare gli altri alla sua causa, ma la morte in croce (la
sconfitta apparente). Le vie di Dio sono del tutto incomprensibili
all'uomo naturale, al mondo. Cristo fa scandalo: "noi predichiamo
Cristo crocefisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani"
ma per il cristiano, per noi, Cristo è "potenza di
Dio e sapienza di Dio" (l Cor. 1, 23, 24). Cristo ha spazzato
via il modo umano di agire. Paolo ha dovuto rimproverare i corinti
perché ancora agivano in modo umano: "non vi comportate
in maniera tutta umana?" (1 Cor. 3, 3). E noi, come ci comportiamo,
come pensiamo?
Giovanni predicò la conversione. Per convertirsi l'uomo
deve rinunciare una volta per sempre a lasciarsi guidare dalla
logica umana per inserirsi nella logica del chicco di grano che
muore: "se il grano non muore non porta frutto" (Giov.
12, 24 ) o, se vogliamo, nella logica della nascita nella stalla
a Betlemme. Il cristiano deve sapere che è chiamato ad
una vita radicale "non sapete che quanti siamo stati battezzati
in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?"
(Rom. 6, 3). Ma non si è sepolti solo per morire, bensì
per risorgere come Cristo: "Per mezzo del battesimo siamo
dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché
come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del
Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova."
(Rom. 6, 4). Ed è questa nuova vita che è saggezza
di Dio: la vita eterna vissuta ora. Se non vuoi entrare in questa
logica tanto vale andartene come il giovane ricco che "se
ne andò triste" (Matt. 19, 22). Ci sono troppi cristiani
che hanno annacquato la stoltezza di Cristo e l'hanno ridotto
alle dimensioni della saggezza umana, vanificando così
l'operato stesso di Cristo. È ora di proclamare la fine
della "saggezza" umana e fare valere lo scandalo di
Dio che sta per nascere. La saggezza umana partecipa alla natura
caduta dell'uomo: "la donna vide che l'albero era buono da
mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza"
(Gen. 3, 6). Se Dio non è più un segno di contraddizione
per il mondo non sarebbe più Dio, se tu non fosse un segno
di contraddizione per chi non crede, non sei più cristiano:
"non conformatevi alla mentalità di questo secolo"
(Rom. 12, 2). Esamina il tuo modo di pensare. È stato influenzato
più da ciò che è ispirato dalla logica del
mondo che mira all'esaltazione di sé, all'affermazione
della propria indipendenza? Ci vuole niente meno che un miracolo
di Dio per convertire l'uomo allo scandalo della stoltezza di
Dio. Ci vuole l'azione dello Spirito Santo che "convincerà
il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio"
(Giov. 16, 8). Quando la Parola di Dio, resa potente dallo Spirito
Santo, scenderà sull'uomo allora e sola allora l'uomo si
convertirà. Allora e solo allora può accogliere
Cristo e permettere che egli controlli la sua vita "nessuno
può dire: 'Gesù e il Signore' se non sotto l'azione
dello Spirito Santo" (l Cor. 12, 3). Quando l'uomo se ne
andò triste i discepoli, scandalizzati chiesero "chi
si potrà dunque salvare?" (Matt. 19, 25). Cristo rispose:
"Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto
è possibile (Matt. 19, 26). Ascolta lo Spirito, ascolta
la Parola che scende su di te come scese su Giovanni (v. 2) e
affidati di lui per arrivare alla conversione, al desiderio di
abbracciare la logica di Dio.
Quante persone oggigiorno hanno bisogno di un precursore
come Giovanni il Battista che annuncia loro la venuta di Cristo
non nolo in senso storico ma soprattutto in senso esistenziale!
Ogni vero cristiano è un precursore: la missione di ciascuno
è quella di precedere Cristo per annunciare che egli è
la luce che può illuminare la vita di tutti coloro che
lo accolgono e che si affidano a lui. Dio scelse una voce solitaria
nel deserto per richiamare l'attenzione delle persone sulla venuta
imminente del Messia, perché per mezzo di essa si potesse
arrivare alla fede. Le cose non sono affatto cambiate oggi. Dio
ha dato anche a te la vocazione di essere "ambasciatore"
per Cristo (2 Cor. 5, 20). La nascita di Cristo era occasione
per i pastori di proclamare la buona novella "E dopo averlo
visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori
dicevano" (Luca 2, 17, 18). Ciò che avevano sperimentato
hanno proclamato. Anche tu devi proclamare ciò che hai
sperimentato. I pastori, come Giovanni Battista, erano testimoni
e un testimone è colui che ha visto personalmente, non
uno che conosce solo per sentito dire. La conoscenza e la proclamazione
sono due elementi inseparabili; non ci può essere l'una
senza l'altra. Il testimone sa ciò che dice, e dice ciò
che sa. Il mezzo normale di Dio per portare gli uomini alla fede
in Cristo, siamo noi, sei tu. È attraverso la tua testimonianza,
attraverso le tue parole, attraverso la tua vita che Dio stende
la salvezza ai lontani. Quanti di noi abbiamo ubbidito al comando
di Cristo: "Quello che vi dico nelle tenebre, ditelo nella
luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti"
(Matt. 10, 27)?
Giovanni era una "voce". La voce è
solo lo strumento, il mezzo con il quale la parola si fa conoscere,
così anche tu devi essere una voce per dare espressione
alla Parola. Tutti possiamo trovare pretesti per non parlare di
Cristo. Il pretesto più comune è: "conta più
la vita che non le parole". È vero ma che cosa avrebbe
capito la gente se il Battista fosse rimasto muto nel deserto
anziché essere "una voce che grida" nel deserto?
Il Battista avrebbe adempiuto al suo mandato? "Se questi
taceranno? grideranno le pietre" (Luca 19, 40).
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