| SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA "C" |
LUCA 9, 28-36
MEDITAZIONE
Prima dell'inizio di questo passo, Gesù interrogò
i discepoli sulla sua identità: "chi sono io secondo
la gente"? (v. 18); e, subito dopo: "ma voi chi dite che
io sia?". A questo punto arriva la rivelazione del Padre fatta
a Pietro: "il Cristo di Dio", ovvero il Messia, il mandato
di Dio. Dopo, Gesù annunciò la sua passione e la sua
risurrezione, la sua umiliazione e la sua gloria. Poi fece un discorso
rivolto a tutti i discepoli sulla necessità di rinnegare
sé stessi e di prendere la propria croce, in altre parole
di affrontare la passione per vivere la vita nuova della risurrezione
come Gesù. Questo è il contesto in cui s'inserisce
l'episodio della trasfigurazíone otto giorni dopo. Gesù
fu trasfigurato e si trovò in compagnia di Elia e di Mosè,
il più grande dei profeti, come per smentire quanto diceva
la gente, cioè che Gesù fosse Elia o un profeta risorto.
La trasfìgurazione e l'affermazione del Padre rivelano che
egli è il Figlio diletto.
Ora Gesù prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo
e insieme salgono sul monte, di notte, per pregare. La trasfigurazione
di Gesù avviene durante la preghiera. È significativo
che le più belle esperienze di Dio, le più efficaci
rivelazioni divine avvengono nel momento di intima comunione con
il Padre. Non è a caso che questa trasfigurazione avviene
dopo la discussione sull'identità reale di Gesù, perché
è una visione che conferma l'affermazione di Pietro (v. 20),
verità rivelatagli dal Padre (Matteo 16, 17). Conferma anche
un'altra importante verità rivelata appena prima: la risurrezione
e la glorificazione di Gesù (v.22). A giudicare dalla reazione
negativa di Pietro i discepoli avevano bisogno di essere convinti
della necessità della passione di Gesù (Matteo 16,
22-23). A questi tre discepoli è concesso quella visione
del regno di Dio promesso da Cristo (v. 27). È la conferma
che Dio non è Dio dei morti bensì dei vivi (Matteo
22, 32) e non permetterà Gesù di rimanere nel potere
della morte. Egli è il mandato dal Padre e la sua morte è
un passo necessario verso la sua gloria e i discepoli avevano bisogno
di sapere questo per essere sostenuti nella fede durante i momenti
difficili della sconfitta apparente di Gesù sulla croce.
Così tutta la vita di Cristo, tutte le prove da lui sostenute,
sono messe nella giusta perspettiva.
Questa visione è una conferma della gloria
futura non solo di Gesù, ma anche di tutti i discepoli compreso
te. Matteo dice che Gesù divenne splendente come il sole:
"il suo volto brillò come il sole" (Matteo 17,
2). Egli scrive anche che "i giusti splenderanno come il sole
nel regno del padre loro"(Matteo 13, 43). Questo, abbinato
alla verità della giustificazione per la fede in Cristo,
come nel caso di Abramo, rivela che il progetto di Dio per te è
la trasfigurazione definitiva. La gloria di Elia, di Mosè
e di Cristo sarà tua anche se ora è difficile concepirlo
(1 Giovanni 3, 2). Lo dice anche la seconda lettura: "la nostra
patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come
salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà
il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso"
(Filippesi 3, 20, 21). È una visione dunque che dovrebbe
confermare la tua fede come confermò quella dei tre discepoli.
Dovrebbe essere fonte di incoraggiamento anche per te, perché
mette in perspettiva la vita che ora vivi con tutte le sue prove
e le sue gioie.
Luca dice: "la sua veste divenne candida e sfolgorante"
(v. 29). Così sarà anche la tua veste perché
lavata nel sangue di Cristo: "essi sono coloro che ... hanno
lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello.
Per questo stanno davanti al trono di Dio.. ." (Apocalisse
7, 14, 15). Coloro che hanno accolto il sacrificio supremo di Cristo
lasciandosi purificare dal suo sangue (l Giovanni l, 7), che sono
stati inseriti in Cristo e che rimangono in lui (Filippesi 4, 1),
sono giustificati e ben accetti a Dio. Questo è l'abito nuziale
fornito dal re che invita al banchetto e senza il quale, non si
entra nel regno (Matteo 22, 11, 14). Rivestiti dunque di Cristo,
l'unica veste accettabiile al Padre e rimani in lui.
Probabilmente era questa gloria, che sapeva di poter
conferire anche ai suoi discepoli, che costituì la gioia
che gli fu posta davanti e che rese supportabile la sua passione
e la sua morte: "Egli, in cambio della gioia che gli era posta
innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si
è assiso alla destra del trono di Dio." (Ebrei 12, 2).
I discepoli videro la gloria di questi personaggi, come Abramo vide
la gloria delle stelle che rappresentavano il popolo di Dio.
Durante questa visione celeste non viene persa la
dimensione umana. Si fa notare la stanchezza dei discepoli: "erano
oppressi dal sonno" (v. 32). Però, nel momento della
visione della gloria di Gesù, rimasero svegli, affermazione
che contrasta, fortemente con un'altra occasione, quando iniziò
la sua passione nel Getsemani. Anche questa era una situazione di
preghiera, ma i discepoli non rimasero svegli: "Così
non sieti stati capaci di vegliare un'ora sola con me?" (Matteo
26, 40). Non è forse tipico? Siamo sempre pronti a vegliare,
ad accogliere le esperienze positive, di gloria, ma non quelle della
prova? I discepoli furono talmente accattivati e talmente forte
fu l'esperienza, che non si poteva dormire. Anzi, Pietro voleva
prolungare questi momenti. Come si può dormire davanti alla
visione della beatitudine celeste? Pietro non si rese conto che
l'esperienza piena di gloria non è data qui, ma nella vita
futura: "Egli non sapeva quel che diceva" (v. 33). Furono
confermati nella fede come rivelanno le parole: "è bello",
e "per noi" (v. 33). Però non aveva capito che
non esiste scorciattoia per raggiungere la beatitudine. Come gli
Israeliti dovettero attraversare il deserto per arrivare alla terra
promessa, anche noi dobbiamo attraversare il purgatorio della vita
presente vissuta in Cristo, per arrivare definitivamente alla beatitudine.
La trasfigurazione, però, non è solo
nel futuro ma è anche pesente, è già iniziata
ora, dal momento in cui hai accettato la vita nuova in Cristo. Paolo
dice che la sua vita è nascosta con Cristo in Dio (Colossesi
3, 3). Sei già avvolto nella vita gloriosa di Cristo, la
tua vita misera è nascosta, trasfigurata, in Dio. In te c'è
già lo Spirito del Cristo risorto e trasfigurato. Sempre
più ti lasci trasformare o trasfigurare dallo Spirito, più
rifletterai la gloria di Cristo in te, e più gli altri vedranno
la tua trasfigurazione. In te vedranno la luce di Cristo contro
lo sfondo delle tenebre del mondo che ancora non conosce questa
luce. Questa è la tua vocazione: lasciare che la luce di
Cristo in te illumini la notte buia degli altri, essere non il sole
che è Cristo, ma una delle stelle che brillano nel cielo,
una di quelle stelle alle quali Dio ha paragonato la discendenza
d'Abramo.
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